Ritorna ErmesAI! Abbiamo posto alcune domande all’intelligenza artificiale sulla figura di Miles Davis per ricordare la sua musica e il suo genio artistico
di Riccardo Mangone
Perché Miles Davis viene ritenuto uno dei capisaldi della musica jazz?
Miles Davis è considerato uno dei pilastri assoluti della storia della musica perché non si è limitato a suonare il jazz ai massimi livelli: lo ha reinventato da zero per ben cinque volte, anticipando e guidando quasi ogni grande evoluzione stilistica dagli anni '40 agli anni '80.
Se molti grandi musicisti trovano uno stile e lo perfezionano per tutta la vita, Miles Davis aveva il terrore di ripetersi. Diceva sempre che la musica deve guardare avanti, e questa sua mentalità lo ha reso il più grande innovatore del genere.
Perché la sua musica viene considerata così innovativa?
L'innovazione di Miles Davis non era legata a una questione di tecnica pura o alla sua velocità sulla tromba. Al contrario, la sua genialità stava nel modo in cui pensava la musica e scardinava le regole consolidate.
Se i suoi contemporanei cercavano di aggiungere sempre più note e accordi, Miles faceva l'esatto opposto: toglieva, semplificava e cercava lo spazio. Ci sono tre intuizioni teoriche e pratiche che rendono la sua musica radicalmente innovativa rispetto a tutto ciò che era venuto prima.
Perché la sua tecnica è così ricercata e perché il suono della sua tromba è assolutamente unico?
Il paradosso di Miles Davis è che la sua tecnica era considerata "imperfetta" se paragonata agli standard accademici o al virtuosismo atletico di giganti come Dizzy Gillespie o Clifford Brown. Eppure, è proprio in quelle imperfezioni e nelle scelte stilistiche radicali che risiede il segreto di un suono che chiunque riconoscerebbe dopo appena due note.
Se i trombettisti di tutto il mondo studiano Miles, è perché ha ridefinito il concetto di tecnica: non più come sfoggio di agilità, ma come mezzo per mettere a nudo la propria voce interiore.
Quali sono le differenze tra il periodo blu e il periodo elettrico?
Il "Periodo Blu" (culminato nel 1959 con Kind of Blue) e il "Periodo Elettrico" (esploso tra il 1969 e il 1975 con Bitches Brew) rappresentano i due poli opposti del genio di Miles Davis.
Nel giro di dieci anni, Miles è passato dal guidare una rivoluzione basata sul silenzio, l'acustica e l'eleganza formale, a guidarne un'altra fondata sul volume, l'elettricità e la psichedelia.
Il cambiamento non fu solo musicale, ma antropologico. Guardando le foto dell'epoca si percepisce immediatamente il salto temporale e culturale.
Come avvenne l'incontro con Zucchero?
Quella tra Miles Davis e Zucchero Fornaciari è una delle storie più assurde, memorabili e rock'n'roll della musica italiana. Avvenne tutto tra il 1988 e il 1989, ed è un perfetto esempio di come Miles, anche a fine carriera, fosse sempre guidato da un istinto musicale puro e privo di snobismi.
Il racconto di quell'incontro sembra uscito dalla sceneggiatura di un film.
Nel 1988 Zucchero si trovava in vacanza alle Maldive nel tentativo di ricaricare le batterie. Una notte, alle tre, squilla il telefono della sua camera. Dall'altro capo del filo c'è Mimmo D'Alessandro (un noto promoter che in quel periodo stava curando la tournée italiana di Miles Davis).
D'Alessandro gli dice: "Zucchero, Miles Davis ha sentito alla radio 'Dune Mosse' (dal disco Blue's del 1987) mentre era in un ristorante in Italia. È impazzito per il pezzo, vuole sapere chi sei e vuole suonarlo con te".

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