Le Notti Bianche di Fëdor Dostoevskij. Riflessioni di un Sognatore

 



“Era una notte meravigliosa, una di quelle che possono esserci soltanto quando si è giovani.”

Il firmamento, così saturo di stelle e di arcana meraviglia, si stende sopra un'umanità che spesso tradisce tanta bellezza. Forse contemplare il cielo e abbandonarsi al sogno potrebbe salvare gli uomini; io stesso, da anni, perdo lo sguardo in quel tappeto di diamanti ogni notte, senza stancarmene mai.

La vidi per caso, una sera, e quel frammento di tempo segnò l'inizio di quattro notti bianche.

 Nonostante la timidezza, l'impulso di proteggerla da chi la importunava mi spinse verso di lei. Bastarono pochi scambi di battute per svelarmi la sua disarmante bellezza e la sua intelligenza, due qualità che ho sempre ricercato.

"Io non so tacere quando dentro di me parla il cuore" pensai; e sebbene non sapessi nulla del suo bagaglio di emozioni, in cuor mio sentivo già di custodire la sua essenza pura. 

Le promisi che sarei tornato l'indomani, proprio dov'era la panchina che ci aveva ospitato.

Quando mi rivelò il suo nome, quel suono vibrò così perfetto che la mia bocca parve plasmata col solo fine di pronunciarlo.

Diventammo custodi di reciproci racconti, confidenti di esistenze parallele. Mi svelò la sua storia, ma pose un vincolo crudele: mi chiese di non innamorarmi mai. 

Eppure, ogni volta che la sua voce rompeva il silenzio, io mi immergevo nella sua dolcezza e nella sua rarità. C'era un altro uomo nei suoi pensieri; io sognavo lei, mentre lei, forse, desiderava che su quella panchina sedesse l'oggetto del suo desiderio, e non io. Ma io in quel momento provavo piacere di vivere  e la pensai anche l'indomani, alla terza notte. "Desideravo ardentemente riversare il mio cuore nel suo". La contemplavo nella sua radiosa felicità, pur sapendo che in quella gioia non ero riflesso io; la bontà del mondo, per me, risiedeva interamente nel suo petto. Alla quarta sera, la mia anima era così quiete, forse anche per il pensiero che l'uomo fosse lontano non vedendolo da tempo. Nutrivo il presentimento che l'indomani sarebbe stato ancora più luminoso.

Ma l'illusione svanì presto. Proprio quella quarta sera, un giovane uomo passò accanto a noi. Il mio cuore ebbe un fremito doloroso: la mia donna mi abbandonò per ricongiungersi al suo destino. Mi lasciò lì, con il cuore spezzato e nessuna spiegazione. Rimasi immobile a guardarli mentre si allontanavano e intorno a me il mondo si tingeva d'un grigio profondo.

Eppure, sei stata anche se per poco, la mia donna: "Che il tuo cielo sia chiaro, che il tuo dolce sorriso sia luminoso e sereno, che tu sia benedetta per l'istante di beatitudine e felicità che hai dato a un altro solitario  nobile cuore..."

Probabilmente, quella panchina ci aspetta ancora.





Scritto da Ludovica Mannarino 

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