Il filtro d’amore nell’era dell’algoritmo: Tristano e Isotta nel 2026


di Bruno Rachiele

Abbiamo davvero superato le passioni tragiche dei miti medievali, o le stiamo solo vivendo su schermi diversi? Nel XII secolo, Thomas e Béroul ci raccontavano di Tristano e Isotta: due giovani travolti da una passione incontrollabile, propiziata da un «filtro d’amore» accidentalmente bevuto su una nave diretta in Cornovaglia. Un colpo di fulmine chimico, inevitabile, destinato a scontrarsi con le regole della società (il dovere verso Re Marco) e culminato, come ogni grande mito d'amore che si rispetti, nella distruzione. Oggi, nel 2026, nessun cavaliere naviga verso l'Irlanda per conto dello zio, e nessuno rischia la decapitazione per un bacio rubato nel bosco di Morrois. Eppure, se spogliamo la leggenda dal suo mantello cavalleresco, Tristano e Isotta non sono mai stati così attuali.

1. Il filtro d'amore si chiama Match

Nel mito, l'Amore non è una scelta ponderata: è una forza esterna e tossica che priva i protagonisti della loro forza di volontà. Non vi ricorda niente? Oggi il "filtro" non è preparato dalla serva Brangäne in un calice di vino, ma è distillato da algoritmi di raccomandazione. I social soprattutto gli avvisi di Instagram creano quell'immediata dose di dopamina che ci convince di aver trovato "l'Anima Gemella". Ma proprio come per Tristano e Isotta, la passione algoritmica nasce spesso dal desiderio di ciò che è idealizzato o proibito, portandoci a scambiare una compatibilità su uno schermo per un destino ineluttabile.

2. "Liebestod": L'amore nell'era della disconnessione

Richard Wagner definì il loro destino con il termine Liebestod (ovvero) per i non tedeschi la "morte d'amore", l'idea che l'unione perfetta tra due individui possa realizzarsi solo fuori dalla realtà quotidiana. Nelle nostre aule universitarie e negli appartamenti da fuorisede, quanti Tristano e quante Isotte vivono relazioni basate sul "troppo intenso per durare"?. La cultura contemporanea oscilla continuamente tra due estremi: l'iper-razionalità dei ghosting preventivi e la ricerca spasmodica di un "amore tossico ma travolgente" celebrato dalle serie TV e dai trend. Tristano e Isotta sono i progenitori di questa romantizzazione del dolore: l'idea che se un amore non ci distrugge un po', allora non è vero amore. Non è un caso che persino la scena rap italiana contemporanea continui a pescare da questo immaginario. Nel suo brano Tristano e Isotta, Kid Yugi attualizza esattamente questo cortocircuito: la passione non viene vista come una fiaba a lieto fine, ma come un'ossessione viscerale, una dipendenza fatta di manipolazione, ansia e veleno disguised da sentimento, dove spesso l'unica vera salvezza (e grazia ricevuta) risiede nella decisione di recidere il filo.

3. La spada tra i due corpi

C'è un dettaglio fondamentale nella leggenda: quando Re Marco scopre i due amanti addormentati nella foresta, nota che tra di loro c'è una spada sguainata. È il simbolo della distanza insuperabile, della barriera morale. Oggi quella spada ha la forma di uno smartphone. Siamo costantemente connessi alle vite degli altri, eppure la distanza emotiva resta abissale. Possiamo spiare la storia Instagram di chi amiamo senza dirci una parola per settimane. Viviamo la vicinanza nella finzione e la distanza nella realtà: proprio come due amanti separati da una lama d'acciaio fredda e lucente.

Perché parlarne oggi?

Analizzare Tristano e Isotta nel 2026 non serve a fare una lezione di filologia. Serve a chiederci: siamo ancora capaci di amare senza consumarci? Forse oggi il vero amore è diventato così raro proprio perché continuiamo a scambiare il contenitore con il contenuto. Usiamo con troppa leggerezza la parola "amore" per indicare ciò che in realtà è solo attrazione carnale e sesso; ci dimentichiamo che la pelle è facile da conquistare, mentre l'amore vero deve prima "fotterti il cervello", stravolgerti la mente e farti scegliere la persona ogni giorno. In una società anestetizzata, finiamo un po' tutti per essere come Tristano e Isotta: amanti inconsapevoli, tossici per noi stessi e per gli altri, vittime e carnefici di relazioni sbagliate rincorse solo per non rimanere soli con noi stessi. Ma la vera consapevolezza arriva quando si capisce che non ha senso restare incastrati in un calvario camuffato da romanticismo. A volte la scelta più matura e libera è capirlo in tempo e tirarsi fuori, perché come cita Kid Yugi: "dovevo fare un passo indietro, ho preferito andarmene"Che si passi per le trame dei versi medievali, per le note maestose di Wagner o per i beat di Kid, la lezione resta la stessa. Forse la vera rivoluzione per la nostra generazione non è cercare l'amore epico che ci porta alla rovina o il "filtro magico" che risolve i nostri problemi di solitudine. La vera sfida è costruire relazioni capaci di sopravvivere al mattino dopo, fuori dalle notifiche, fuori dal dramma, e soprattutto senza bisogno di rincorrere l’impossibile ricordandoci che ognuno di noi deve essere un premio, e mai una semplice scelta di comodo.

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