Il diritto di esistere: quando la legge incontra la dignità umana






Esistere non è solo un fatto biologico. È un riconoscimento. È l’essere visti, nominati, tutelati. Il diritto di esistere rappresenta il punto in cui la norma giuridica smette di essere un insieme astratto di regole e diventa strumento di protezione della dignità umana. In questo spazio delicato tra diritto e vita si gioca una delle sfide più profonde delle democrazie contemporanee. 

Il diritto di esistere trova il suo fondamento nei grandi testi che hanno segnato la storia dei diritti umani. La Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata nel 1948 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, afferma all’articolo 1 che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Non si tratta solo di un principio morale: è una presa di posizione politica e giuridica che riconosce l’esistenza di ogni persona come valore intrinseco. In Europa, la Costituzione della Repubblica Italiana consacra questo principio nell’articolo 2, riconoscendo e garantendo i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità. Qui il diritto di esistere non è espresso in modo esplicito, ma è implicito nella tutela della persona, della sua identità, della sua libertà. Esistere, in termini giuridici, significa essere riconosciuti dall’ordinamento. Un nome, una cittadinanza, uno stato civile: senza questi elementi, la persona rischia di diventare invisibile. La mancanza di registrazione anagrafica o lo status di apolide possono trasformare l’esistenza in una condizione di precarietà estrema.

La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha più volte ribadito che il diritto al rispetto della vita privata e familiare include il diritto all’identità personale. Senza identità riconosciuta, la dignità viene compressa; senza dignità, la legge perde la sua legittimazione morale.

Il diritto di esistere diventa particolarmente complesso quando si confronta con temi come l’inizio e la fine della vita. Il dibattito sull’aborto, sul fine vita e sull’autodeterminazione solleva interrogativi profondi: quando inizia la tutela piena? Fino a che punto la libertà individuale può incidere sul concetto stesso di esistenza?

In Italia, decisioni della Corte costituzionale della Repubblica Italiana hanno evidenziato la necessità di bilanciare valori fondamentali: la tutela della vita, la libertà personale, la dignità. Non esiste una risposta semplice. Il diritto si muove tra principi che talvolta entrano in tensione, cercando un equilibrio che tenga conto della complessità della condizione umana.

Esistere significa anche essere inclusi. Le leggi contro la discriminazione, le norme che tutelano le minoranze, il riconoscimento delle identità di genere e delle diverse forme familiari rappresentano passi concreti verso un diritto di esistere pieno e non condizionato.

Quando lo Stato riconosce una nuova realtà sociale, non si limita ad aggiornare un codice: afferma che quelle vite contano. Al contrario, quando una categoria di persone viene esclusa dalla tutela giuridica, il messaggio implicito è che la loro esistenza è marginale o secondaria.

La dignità umana è il criterio che orienta l’interpretazione del diritto di esistere. Non è un concetto retorico, ma un principio giuridico concreto, capace di guidare le decisioni dei giudici e del legislatore. La dignità impedisce che la persona venga ridotta a mezzo, a numero, a oggetto di politiche impersonali.

Quando la legge incontra la dignità, il diritto si umanizza. Diventa strumento di emancipazione, non di esclusione. Ma questo incontro non è automatico: richiede vigilanza democratica, cultura dei diritti, responsabilità istituzionale.

Il diritto di esistere non è una conquista definitiva. È un processo in continua evoluzione, che riflette i cambiamenti sociali, scientifici e culturali. Ogni epoca è chiamata a ridefinire cosa significhi proteggere davvero la vita e la dignità.

In ultima analisi, il diritto di esistere è il fondamento di tutti gli altri diritti. Senza il riconoscimento della persona come soggetto degno di tutela, libertà e giustizia restano parole vuote. La legge, per essere giusta, deve ricordare sempre che dietro ogni norma c’è un volto, una storia, un’esistenza che chiede di essere riconosciuta.




Scritto da Lara Cosentino 

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