La giustizia viene spesso raffigurata come una donna bendata che regge una bilancia. La benda dovrebbe garantire imparzialità, la bilancia equilibrio. Ma per chi vive una disabilità quella benda sembra a volte troppo stretta: non vede le difficoltà reali, non riconosce gli ostacoli quotidiani. E la bilancia, invece di essere in equilibrio, pende quasi sempre dalla parte sbagliata.
Per una persona con disabilità la lotta non è mai una sola. La prima è contro i limiti imposti dal proprio corpo o dalla propria mente. La seconda, spesso più dura, è contro una società che non è costruita per includere, ma per escludere. Scale al posto di rampe, silenzi al posto di aiuti, pregiudizi al posto di ascolto: è qui che la giustizia comincia a vacillare.
Quando si parla di diritti, tutti dovrebbero partire dallo stesso punto. In realtà, chi ha una disabilità parte sempre qualche passo indietro. Deve dimostrare di essere capace, affidabile, degno. Deve lottare per ottenere ciò che agli altri viene concesso senza domande. In tribunale, a scuola, sul lavoro, la sua voce pesa meno, come se la disabilità rendesse meno credibili anche le parole.
La vera ingiustizia non è la disabilità, ma lo sguardo con cui viene osservata. Uno sguardo che spesso confonde l’aiuto con la pietà e l’uguaglianza con l’indifferenza. Trattare tutti allo stesso modo non significa essere giusti: significa ignorare le differenze. La giustizia vera, invece, riconosce che non tutti hanno le stesse possibilità e che dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno è l’unico modo per essere davvero equi.
Chi deve lottare due volte sviluppa una forza particolare: conosce il valore dei diritti perché sa cosa significa vederseli negare. Sa che la giustizia non è solo una legge scritta, ma un’azione concreta, quotidiana, fatta di accessibilità, rispetto e opportunità reali. Una giustizia che non chiede di adattarsi a un mondo sbagliato, ma che cambia il mondo per includere tutti.
Una società si può definire giusta solo quando nessuno è costretto a combattere per essere visto, ascoltato e riconosciuto come persona. Fino a quel momento, per molti, la giustizia resterà una promessa lontana, da inseguire con il doppio della fatica.
Scritto da Lara Cosentino

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