CARO VITA, CARO AFFITTI, CARO CARBURANTE.

Scritto da Alessia Screnci in collaborazione con Chiara Navarra




Il rialzo generalizzato dei prezzi, a partire dagli alimenti di prima necessità (coma pane e pasta), il rincaro del costo del carburante e l’aumento del costo degli affitti, sta mettendo a dura prova la capacità di acquisto e la capacità di vivere in modo dignitoso da parte della maggioranza degli italiani. Ci troviamo, dunque, di fronte ad una crisi economica globale che tocca ciascuno di noi individualmente. Dinanzi a tale situazione, manifestare rappresenta l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito, quindi sacro. Inoltre, l’esercizio di tale diritto costituzionale è anche un segnale di vitalità democratica. L’obiettivo di tali manifestazioni è una risposta concreta da parte dei c.d. politici (che oggi non sono tanto interessati al bene del cittadino ma piuttosto a farsi la guerra tra di loro). Nonostante a livello nazionale se ne parli poco, o quasi per niente, anche in Calabria si respira aria di protesta e, nelle ultime settimane, i giornali raccontano le storie degli uomini scesi in strada per protestare, o meglio, rivendicare i loro diritti, la propria dignità. Le proteste contro il caro carburante e in generale, contro il carovita, si sono allargate in molte aree della Calabria, collocandosi in diversi punti strategici, da Vibo Marina, a Falerna, Spezzano Albanese, Lamezia Terme e tante altre località. I promotori di questa mobilitazione sono stato principalmente gli agricoltori, categoria ormai satura delle ristrettezze a cui il mercato li sottopone, costretti a chiudere le proprie attività se le istituzioni non intendono dare un segnale di forte cambiamento. Lamentano prezzi eccessivi del carburante e dei costi per le materie prime che non permettono di lavorare dignitosamente e, parimenti, di affrontare la concorrenza estera. Negli ultimi giorni le proteste hanno coinvolto anche altri categorie di lavoratori, come i pescatori. Tuttavia è una questione che riguarda tutta la popolazione, indistintamente, non solo il settore agricolo, ittico o degli allevamenti; è una questione che deve fare rumore indipendentemente dal colore politico o dalla categoria professionale. In quanto studenti universitari, e attenti osservatori della realtà circostante, non possiamo esimerci dal riflettere sulla situazione attuale. Abbiamo raccolto le risposte provenienti dai diversi ambienti della politica nazionale e calabrese. 


LE RISPOSTE DELLA SINISTRA 

A tale grave situazione se ne aggiunge una ulteriore: le proposte avanzate da parte di chi dice di voler proteggere le fasce più deboli della società andando ad indebolire al contempo altri cittadini con misure volte a svilire il lavoro e il sacrificio.  “Il business della casa: una rendita parassitaria” È così che Ilaria Salis, nel suo ultimo intervento presso il Parlamento Europea, ha definito la proprietà immobiliare a scopo di rendita. Secondo quest’ultima, la casa non dovrebbe più essere una fonte di guadagno e per questo invita tutti i cittadini europei a mobilitarsi come già avvenuto in Spagna e a Berlino. Niente di nuovo in realtà: l’europarlamentare da sempre sostiene una politica di legalizzazione delle occupazioni e blocco degli sfratti. Il rischio di tale approccio è evidente in quanto anziché affrontare il problema con politiche concrete, che giovano sia al locatore che al conduttore, si va a penalizzare chi ha alle spalle anni di lavoro e sacrifici, chi ha investito legalmente i propri guadagni ed oggi utilizza tali sacrifici per integrare il proprio reddito. Mi chiedo allora, qualora l’idea di Ilaria Salis prendesse forma, se esistano già proposte per sostenere la nuova fascia debole ossia i proprietari immobiliari? I regali del PD. A livello nazionale il Partito democratico porta avanti l’idea del c.d. “diritto alla casa” funzionale all’esercizio di altri diritti fondamentali quali ad esempio il diritto allo studio e negli ultimi giorni abbiamo visto esponenti come Giovani democratici e parlamentari del partito promuovere presidi e proteste per combattere il caro affitti. Aiutare i giovani a trovare un’abitazione ad un costo accessibile sarebbe coerente non solo con il diritto allo studio ma anche con il secondo comma dell’articolo tre della Costituzione Italiana che tutela la c.d. uguaglianza sostanziale, cioe la Repubblica deve attivarsi per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’eguaglianza e la libertà, impedendo il pieno sviluppo della persona umana. Tuttavia, lo stesso PD ha dimostrato una contraddizione evidente: da un lato abbiamo la rivendicazione di diritti sociali come il diritto alla casa, dall’altro lato sembra che tale partito mostri tolleranza nei confronti di chi, tali diritti sociali non li rispetta andando a ledere i diritti fondamentali di altri cittadini per bene. Quanto sta avvenendo a Bologna è la dimostrazione di come vengono utilizzati immobili pubblici da amministratori di sinistra.  É il caso del centro sociale Làbas (più volte al centro di manifestazioni sfociate in guerriglia), realtà nata da un’occupazione abusiva dell’ex caserma Masini che successivamente ha ottenuto l’assegnazione di altri spazi comunali. Quindi il comune da al centro sociale l’immobile gratuitamente, in più da ulteriori erogazioni monetarie ad una cooperativa legata a tale centro sociale.  Dunque, da una parte abbiamo gli occupanti abusivi, soddisfatti; dall’altra 16 mila cittadini in graduatoria che aspettano da anni la concessione di una abitazione. Che idea di “diritto alla casa” ha il PD?


RISPOSTE DALLA REGIONE CALABRIA 

La Regione Calabria, su proposta del presidente Roberto Occhiuto, degli assessori all’Agricoltura, Gianluca Gallo, allo Sviluppo economico, Giovanni Calabrese, e al Bilancio e Patrimonio, Marcello Minenna, ha approvato – attuando la legge regionale n. 32/2026– un intervento straordinario da 15 milioni di euro per sostenere le imprese e i lavoratori calabresi maggiormente penalizzati dall’aumento dei prezzi dei carburanti. Tale intervento consiste in erogazioni una tantum a fondo perduto, e vede come beneficiarie imprese che, al momento della domanda, esercitano una delle attività economiche che saranno individuate attraverso i codici Ateco che a breve saranno individuate da una delibera regionale. La copertura finanziaria, in parte, è stata individuata dallo stanziamento previsto per le operazioni referendarie sulla legge regionale sui sottosegretari e, per un’altra parte, dall'utilizzo dell'avanzo disponibile risultante dal rendiconto generale dell'esercizio finanziario. La misura rappresenta un tentativo di dare una risposta concreta alla situazione attuale: cercare di attenuare i pesi economici eccessivi che le imprese operanti in specifici settori stanno sostenendo quotidianamente tra costi operativi e competitività. La legge ha disposto la ripartizione della somma destinando diverse quote al comparto agricolo e al settore operante nei trasporti di merci su strada. Altresì verranno individuate le procedure di erogazione e le modalità di concessione precisando, tra le altre cose, che tale ripartizione avverrà secondo criteri oggettivi e proporzionali. Recentemente, l’assessore Gianluca Gallo, ha ribadito l’intervento della Regione a sostegno del comparto agricolo che in questi mesi, con l’aumento dei prezzi del gasolio agricolo, ha messo a dura prova le imprese calabresi, sottolineando la necessità di riportare tale prezzo al di sotto di un euro, esattamente come si presentava prima della crisi, e ha rassicurato che nei prossimi giorni ci saranno le diverse erogazioni. 




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