Dalle gelsominaie all'adorno, passando per la soldanella: «Kalea», opera d'esordio di Maria Cristina Romano, è un intreccio di storie orgogliosamente calabresi.
Storie che l'autrice ha dapprima «pescato» nel mare magnum della tradizione popolare, per poi reinterpretarle e offrirle in dono ai «suoi» bambini.
Rimaste per anni in un cassetto, sono diventate un bagaglio sempre più pesante da trattenere, fino a quando l'esigenza creativa non ha avuto la meglio sulla ritrosia gentile della Romano.
Ecco, allora, «Kalea»: un nome che, secondo l'interpretazione proposta dall'autrice, richiama la gioia e l'idea di «far sorgere il bene».
Le storie della Calabria si intrecciano, così, alla storia delle donne calabresi, nel tessuto semplice soltanto in apparenza di un vero e proprio romanzo corale.
Edito da La Mongolfiera, «Kalea» racconta il coraggio delle donne, la forza che anima le loro vite, fatte di complessità quotidiane, e quel grido di ribellione capace di scacciare il pregiudizio e rivendicare l'importanza di dire «no» e «basta».
Una testimonianza, quella di Maria Cristina Romano, che trascende la parola scritta grazie al contributo della fotografa Luce Catanzariti e di un gruppo di lavoro tutto al femminile, che ha scelto Anna Claudia Celi, già Miss Calabria, quale volto e simbolo della narrazione.
Una narrazione che, in definitiva, diventa universale. Perché «Kalea» parla di donne, ma non soltanto alle donne, nella speranza — anzi, nella certezza dell'autrice — che le nuove generazioni possano diventare custodi di memoria (e di memorie) e, soprattutto, protagoniste di un futuro migliore.
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