Il Prof. Francesco Giovinazzo ci racconta Hayez, “pittore sentimentale”

 

Francesco Giovinazzo è Architetto e Pittore. Ama l’Arte da sempre. Le sue ricerche dal classico al moderno sono in continua evoluzione e lo hanno condotto sulla strada della corrente futurista attraverso la rappresentazione della Città: la Città Invisibile con Italo Calvino. Ha compiuto uno studio personale sui Meccanismi Cittadini. Alle sue spalle, una copia di Due donne che corrono sulla spiaggia, realizzata con una

classe di suoi allievi.



Intervista di Aurelia Mangone 

 

«Nacqui in Venezia il giorno 10 Febbraio 1791 nella parrocchia di S. Maria Mater Domini» scrive lo stesso Francesco Hayez nel capitolo primo delle sue memorie.


 Dunque, oggi celebriamo 235 anni dalla nascita di questo elegante artista, che io ho potuto apprezzare in modo significativo sotto l’egida del Prof. Francesco Giovinazzo, mio straordinario docente di Storia dell’Arte alla scuola secondaria di primo grado, che ancora oggi è una figura di riferimento per me. Infatti, quest’oggi ricordo piacevolmente delle memorie personali a me molto care, perché proprio dieci anni fa, come per altre opere d’arte, egli mi aiutava a realizzare una copia a matite colorate del dipinto più celebre dell’artista, ovvero sia Il bacio, con cui celebriamo in questo mARTEdì il San Valentino alle porte, nell’Arte.

 

AURELIA: Professore, in primo luogo, mi può fornire un ritratto di Hayez come pittore dei suoi tempi? Che ruolo ha avuto nel contesto storico in cui è vissuto?


PROF. GIOVINAZZO: Hayez è stato un pittore che si è trovato in un periodo, in un momento artistico, siamo nel Romanticismo, di passaggio, fra la fine del ‘700 e l’inizio del 1800, con un modo di dipingere caratterizzato dall’immediatezza del sentimento. E’ un pittore sentimentale, che ha avuto a che fare con il saper comporre immagini e sentimenti dal vero, perché Il baciodi Hayez non è stato un dipinto composto a memoria, bensì si usciva dalla scuola caravaggesca, dove la composizione era quella “dal vero”.

 

 

AURELIA: Ci parla più dettagliatamente del suo celebre dipinto, Il bacio, soffermandosi proprio sulla sua prima versione?

PROF. GIOVINAZZO: La prima è stata il capostipite dell’opera di Hayez. C’è il cavaliere che avvolge, tirando a sé, questa dama, in questo bacio che fa interpretare o meglio è una libera interpretazione per tutti coloro che guardano l’opera: è un sentimento, è l’amore.

 

AURELIA: Come esprime l’amore, questo dipinto di Hayez?


PROF. GIOVINAZZO: Lo esprime con il colore e con l’atmosfera: in questo preciso momento e in questo androne, con questa scala e questo “angolo” semibuio, mentre la scena è illuminata, comunicandoci la calma, questo dipinto, che si potrebbe definire “statico” ma al tempo stesso “in movimento”.

 

AURELIA: In che modo, nella sua carriera, Hayez ha amato il suo ruolo di pittore e la pittura e che tipo di amore verso l’Arte egli ci comunica attraverso la sua interpretazione?

PROF. GIOVINAZZO: E’ un amore di trapasso, fatto di scelte, di momenti di arte vissuta, del passaggio di altri artisti prima di lui. Il ‘700 lo dice chiaro e nel 1800 inoltrato poi lo si vede, quello che succede. Quindi l’amore per un dipinto nasce da tante situazioni anche personali dell’artista.

 

AURELIA: Grazie, Prof.

PROF. GIOVINAZZO: E di che cosa, Aurelia! Figurati, è un piacere.

 







La mia copia a matite colorate de Il bacio di Francesco Hayez, A.S. 2015/2016.






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