“Donne e carcere” Una riflessione sul tema oggetto di un recente convegno

 


Oggi ospitiamo una accurata riflessione di una nostra collega. Valentina Rotundo, studentessa del Corso di Laurea in OAPP, ha partecipato a un interessante convegno dal titolo "Donne e carcere" sfide, diritti e percorsi di inserimento, svoltosi lo scorso 31 Marzo 2026 a Catanzaro, e ha voluto condividere con noi di Ermes il suo punto di vista, frutto di un'osservazione attenta delle tematiche trattate, che richiamano delle esigenze di carattere tecnico-giuridico nonché la sensibilità dell’operatore del diritto e dello studente che si accosta all'analisi di questo delicato binomio.

 

Care Lettrici e Cari Lettori,

 

se vi capita di leggere questo articolo, mi piacerebbe che Voi rispondeste a una domanda che troverete alla fine.

 

Ho partecipato personalmente a questo evento tenutosi in data 31 Marzo 2026, presso la Sala del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro.

 

Il tema trattato dunque è "Donne e Carcere" Sfide, diritti e percorsi di inserimento.

 

Ebbene sì, un tema importante che mi ha fatto pensare che ancora oggi, pur parlando di parità di sesso e diritti, ci si scontra con la realtà dei fatti.

Chi sono i fatti? Chi sono loro?

 

I fatti sono all'interno del carcere che grazie a testimonianze di volontariato si possono toccare con mano e Loro sono le Donne che, pur scontando una pena o un reato, hanno quasi perso una dignità, non per il reato stesso, ma per il sistema. 

 

Un sistema che ti mette di fronte a questi dati:

in Italia le carceri femminili sono poche e organizzate in modo particolare rispetto a quelle maschili. Gli istituti esclusivamente femminili sono circa 4–5 in tutta Italia, la maggior parte delle detenute (oltre il 60–70%) si trova invece in sezioni femminili di carceri maschili. Gli istituti dedicati esclusivamente alle donne sono:

 

Roma – Rebibbia femminile

Venezia – Giudecca

Pozzuoli (Napoli)

Trani (Puglia)

(talvolta indicato anche Empoli come struttura femminile o a custodia attenuata).

 

Queste strutture ospitano solo una parte delle detenute italiane. Oltre agli istituti sopra, esistono decine di reparti femminili (circa 40–50) distribuiti in carceri per uomini, di cui alcuni esempi (anche vicino alla Calabria) sono Castrovillari e Reggio Calabria.

 

Quindi il sistema penitenziario è fortemente maschile, e le strutture sono spesso adattate più agli uomini che alle donne e questo significa:

Poche strutture dedicate → dispersione delle detenute

Spazi e servizi spesso non adeguati (es. maternità, assistenza sanitaria).

Esistono strutture speciali come gli ICAM (per madri con figli piccoli).

 

La vita quotidiana nelle carceri femminili in Italia è simile a quella maschile per struttura generale, ma presenta alcune differenze importanti legate ai bisogni delle donne.

 

Una giornata segue degli orari rigidi e le donne possono svolgere attività di laboratorio, di studio, di pulizie, ma sappiate che i lavori sono pochi e alcune di Esse rimangono inattive per tutta la giornata; si affrontano spesso gli stati psicologici e il senso di colpa che si accentua nello stare in una cella piccola e ristretta. Ma badate bene che ci sono delle criticità ed è qui che mi ricollego con il perdere la Dignità (Salute e bisogni specifici per le donne: si pensi al supporto psicologico, all’assistenza ginecologica, alle prevenzione contro un tumore, al supporto per le Donne vittime di violenza sessuale, pensate a fare una doccia una volta a settimana o una semplice tinta per capelli) questo per dirvi che anche il rapporto con i propri familiari diventa difficile e fargli  avere i beni necessari, visto che le Carceri non sono dietro l'angolo di casa.

 

Essere Donna ha significato Battaglia nel corso del tempo, Conquista, Sacrificio...ma la Dignità, come diceva Alda Merini (per Sua sofferenza personale vissuta), "La dignità non sta fuori, ma dentro di noi"

 

Dentro di noi c'è un carcere. Cos'è per Voi un carcere?






Valentina Rotundo 

Aurelia Mangone 


Posta un commento

0 Commenti