Scritto da Aurelia Mangone

Come tra qualche giorno, è il 22 ottobre del 1906 quando scompare il pittore francese Paul Cézanne.
Un anno dopo, il 1° ottobre apre i battenti presso il Salon d’Automne a Parigi la prima retrospettiva postuma che lo omaggia attraverso 57 opere che includono dipinti e acquerelli.
In questo periodo, il poeta tedesco Rainer Maria Rilke sta trascorrendo il suo terzo e ultimo soggiorno parigino per approfondire le sue conoscenze in materia artistica.
In questi primi giorni di ottobre, intrisi di un grigio umore autunnale che non alleggerisce lo stato d'animo molto afflitto del poeta, l'arte ha un effetto benefico su di lui; si sta dedicando ad un'accurata analisi di Van Gogh, come racconta alla moglie Clara; «mi ha fatto un gran bene in questi due giorni: era il momento giusto», le scrive.
Rilke pian piano si avvicina sempre più al colorato mondo di Cézanne e così il Salon diventa gradualmente una tappa fissa.
Egli espone le sue sensazioni alla moglie in queste lettere che le invia quasi quotidianamente e dopo di lui sono diventate un libriccino che oggi raccoglie le sue «lettere su Cézanne».
«Se ripenso allo stupore e all'incertezza di fronte ad una prima visione dei suoi lavori e, nuovi quanto il nome appena sentito. Niente per lungo tempo, e poi, improvvisamente si hanno gli occhi giusti…»
La lettera che Rainer scrive a Clara il 22 ottobre del 1907 è sicuramente simbolica dato che è il giorno del primo anniversario della morte di Cézanne, ma è rilevante soprattutto perché ci tramanda un episodio importante.
«…Oggi il Salon chiude» scrive Rilke in questo 22 ottobre - «…vorrei rivedere di nuovo un viola, un verde e certi toni blu che mi sembra avrei voluto guardare meglio e fissare nella memoria in modo indelebile»; ma c'è soprattutto un'emozione che si addensa in queste righe, parificabile al «thaumàzein» dei greci.
Rilke prova uno stupore sconvolgente ed inquantificabile.
Parliamo del Ritratto di Madame Cézanne in una poltrona rossa, oggi conservato presso il Museum of Fine Arts di Boston. Cézanne è noto per le sue nature morte, ma è questa opera che affascina particolarmente Rilke: «l'ho impressa in me cifra per cifra.»
La vivace poltrona rossa ha una sua propria personalità per lui ed è in perfetta armonia con tutti i colori che si intrecciano nel quadro; «È come se ogni punto sapesse di tutti gli altri», dalle piccole chiazze di giallo verde e verde giallo alla parete verde terra ornata da un blu cobalto che fa da sfondo alla donna dal viso chiaro e gli occhi dai toni lucidi, «un influsso di varie specie vibra l'interno del quadro».
Da un certo momento, Rilke non visita più la mostra su Cézanne; la vive, intensamente.
Dichiara di cercare dovunque per il resto della sua vita le tracce del «vecchio», come affettuosamente chiama Cézanne in queste sue lettere, quasi come se quelle opere, oltre ad avergli fatto ritrovare se stesso, gli abbiano pure fatto conoscere lui.
0 Commenti