Il volto dell'autunno



Scritto da Aurelia Mangone

   

L’autunno è stato rappresentato da numerosi artisti, ma mai ci fu tentativo più originale di quello intrapreso dal manierista Giuseppe Arcimboldo.

Infatti, nel ciclo dedicato alle Quattro stagioni (1563) presso la corte dell’Imperatore Massimiliano II d’Asburgo, il pittore milanese inventa un modo per dare ad esse un volto, focalizzandosi sul binomio uomo e natura tanto caro all’epoca rinascimentale e intriso della ricerca leonardiana a cui egli si ispira.

Arcimboldo è un interprete eccezionale della pareidolia, che è pure una allegoria politica volta a celebrare la stabilità nel tempo e la fioritura della dinastia asburgica.

L’Autunno, che è una copia realizzata nel 1572 dopo la prima serie di dipinti, sprovvisti di questa raffinata cornice floreale, è una natura morta antropomorfizzata che ci illustra un interessante combinazione degli elementi naturali associati a questa stagione, che rivela in modo sorprendente le fattezze di un uomo.

L’Autunno è un periodo prospero e lo vediamo attraverso la presenza dell’uva che è abbondante sul suo capo, ma d’altro canto quest’opera simboleggia anche l’approdo nell’età adulta, malinconica e decadente come le atmosfere che evocano le sue foglie che appassiscono.

Assieme ai frutti della vite e alle castagne tipici di questo periodo, ci sono delle spighe di grano ed ortaggi e frutta di ogni tipologia, prodotti della terra che raffigurano i capelli e la barba e l’intera fisionomia dell’uomo, la cui testa è ornata da un cappello a forma di zucca e viene sorretta da una botte di legno che richiama la vendemmia e l’agricoltura.

Un risultato originale per farci guardare in modo diverso la stagione appena iniziata.




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