Scritto da Antongiulio Iorfida
Di recente, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha richiamato l’attenzione sulla necessità che la società non si rivolga ai giovani con indifferenza o, peggio, con atteggiamenti di sottovalutazione. Quella giovanile, ha sottolineato il Capo dello Stato, è una grande questione sociale, una priorità che interpella le istituzioni e tutte le componenti della società.
Un monito che invita, tra le altre cose, a riscoprire il valore di una produzione letteraria capace di farsi interprete delle inquietudini delle nuove generazioni. È il caso di Pier Vincenzo Gigliotti, autore che da tempo dimostra particolare sensibilità nei confronti delle problematiche che attraversano il mondo adolescenziale.
Il suo ultimo romanzo, Noi siamo come vorrei, si sofferma sulla distanza, solo apparentemente incolmabile, tra generazioni e sulla difficoltà, per i più giovani, di instaurare un dialogo autentico e costruttivo con gli adulti, a cominciare dai propri genitori.
Il protagonista, Lorenzo, è un ragazzo che si affaccia alla maggiore età portando con sé un bagaglio di sofferenze e fragilità. Orfano di madre, prematuramente scomparsa, e fratello di un ragazzo autistico, vive un rapporto profondamente conflittuale con il padre, facoltoso imprenditore che sembra anteporre le esigenze degli affari alla cura dei delicati equilibri familiari.
Nel giorno del suo diciottesimo compleanno, Lorenzo attende invano l’arrivo del padre alla propria festa. Un’assenza che segna il punto di rottura di un legame già compromesso e spinge il giovane a intraprendere un viaggio alla ricerca di sé, della propria identità e di sentimenti che, fino a quel momento, gli sono apparsi difficili da decifrare.
Accanto a lui si muove un gruppo di amici che, con le rispettive personalità e storie, restituisce la varietà e la complessità dell’universo giovanile. Ci sono le difficoltà economiche di una famiglia che gravano sulle spalle di un adolescente, la ribellione di chi è tormentato dai fantasmi del passato e il tentativo, faticoso ma necessario, di lasciarsi alle spalle il tunnel della dipendenza.
Tra questi ragazzi emerge soprattutto Nicole, figura saggia e generosa, capace di guardare Lorenzo oltre le apparenze e le disponibilità economiche. È lei a riconoscere il valore della persona che si nasconde dietro le sue fragilità, accompagnandolo verso una comprensione più autentica dell’amore. Un sentimento che, nella prospettiva del romanzo, non si esaurisce nell’attrazione o nel bisogno dell’altro, ma diventa possibilità di riconoscimento reciproco e di riscoperta del senso della propria esistenza.
Attraverso una narrazione ricca di colpi di scena e di spunti di riflessione, Gigliotti accende così i riflettori su una dimensione complessa, le cui contraddizioni restano troppo spesso ai margini del dibattito pubblico: quella dei giovani e delle battaglie, individuali e collettive, che affrontano quotidianamente. Un’attenzione maturata anche attraverso la sua quasi decennale esperienza nelle scuole, nell’ambito del progetto Le Aquile in classe, che gli ha consentito di confrontarsi direttamente con le domande, le inquietudini e le aspettative degli adolescenti.
Noi siamo come vorrei si propone, in definitiva, come un romanzo di formazione che parla ai ragazzi, ma non soltanto a loro. Se ai primi offre l’occasione di interrogarsi sul proprio percorso di crescita, agli adulti ricorda la responsabilità di accompagnarli senza pretendere di sostituirsi a loro, imparando ad ascoltare prima ancora di giudicare. Perché la distanza tra generazioni non si colma attraverso prescrizioni o risposte preconfezionate, ma costruendo spazi di confronto nei quali ciascuno possa sentirsi riconosciuto.
Con Catanzaro e la Calabria sullo sfondo, Pier Vincenzo Gigliotti prosegue il proprio percorso autoriale ed educativo, affidandosi a una scrittura che ambisce a sottrarsi alla retorica paternalistica per restituire, con schiettezza e profondità, le contraddizioni della società contemporanea. Il risultato è un invito a guardare all’adolescenza non come a una stagione da correggere, ma come a una fase decisiva dell’esistenza, da comprendere e accompagnare. Una sfida che riguarda i giovani, certo, ma che chiama in causa, inevitabilmente, anche il mondo degli adulti.

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