Lo scorso 16 febbraio, il nostro Cappellano, Don Roberto Corapi, sulla testata giornalistica Calabria7, ha dedicato alcune riflessioni sul ruolo della Chiesa del futuro.
Il parroco invita a tornare al Kerygma (dal greco “proclamazione”), cioè al primo annuncio della salvezza, incentrato sulla morte e sulla risurrezione di Gesù, in una società sempre più sola e smarrita, che necessita di una pastorale presente e onnicomprensiva.
Osserva Don Corapi: “Viviamo in un’epoca segnata dalla sfiducia istituzionale, in cui il Vangelo è chiamato a intercettare le domande reali delle persone: solitudine, ansia, identità fragile, paura del futuro, fallimenti affettivi … non bisogna parlare solo di peccato ma di ferita, ricerca di senso, nostalgia di infinito”.
La riflessione di Don Roberto si estende, successivamente, alla definizione del modello ideale di Chiesa; a suo giudizio, le Chiese del domani dovranno essere “comunità calde”, non meri “uffici di sacramenti”.
Da qui, il grande tema religioso di oggi: come possiamo far incontrare Cristo nel mondo di oggi?
Secondo Don Roberto, “la comunità non può essere intesa soltanto come struttura organizzativa, ma come esperienza viva, capace di accompagnare e condividere, le Chiese si svuotano, si, ma le piazze interiori restano abitate da domande”.
L’intervento della Chiesa non dovrà mai essere soverchiante ma, al contrario, mite e discreto, come “compagnia di strada, perché “forse il tempo delle maggioranze è finito, ma può iniziare il tempo della profondità”.
Conclude il nostro sacerdote affermando che sia necessario ripensare in maniera radicale il modo di fare pastorale, tornando alle origini dell’annuncio cristiano.
È importante non restaurare il nostro percorso, bensì essere in grado di dar vita a cammini spirituali dentro le ferite del nostro tempo.
Riccardo Mangone
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