In questo mARTEdì abbiamo il piacere di ospitare Fabio Mazzitelli, artista catanzarese.
Fabio cresce tra le tele e i colori del padre, il noto artista Alessandro Mazzitelli, e si diploma al Liceo Artistico di Catanzaro nel 1995. Oggi è un impiegato statale e dipinge ininterrottamente, per amore dell'arte, il suo mondo fiabesco che intreccia la propria vita da adulto con la sua fantasia di bambino, lungo il filo rosso dell'infanzia che ci introduce in una realtà immaginifica, colorata e accogliente, in cui protagonista è il Signor Black, un tenero personaggio di colore nero, con una sola gamba, un solo braccio ed una bombetta in testa, che Fabio inizia a disegnare intorno ai 6 anni di età, sempre in compagnia della sua “dolce metà”, una damina di colore bianco.
La pittura di Fabio ci apre lo sguardo sulla felicità e la spensieratezza, con un romanticismo che incontra la vita reale tramite i gesti di generosità che l'artista compie attraverso le sue opere.
A breve si terrà la sua prossima mostra, "Abbracci Cromatici", insieme all'artista Apollonia Nanni, presso le Sale dell'ex Stac di Catanzaro, che verrà inaugurata il 09 aprile prossimo e sarà visitabile dal 09 al 26 aprile, sia di mattina che di pomeriggio, a ingresso libero.
Vi invito a lasciarvi incantare dalle sue meravigliose opere d'arte sulle sue pagine Facebook, "Fabio Mazzitelli Artista" e Instagram, fabio_mazzitelli_artista .
AURELIA: Come accennato, il tuo sentimento artistico cresce assieme a te nello studio di tuo papà, artista come te.
Questo legame simbiotico con la dimensione dell'infanzia è una costante delle tue opere. Effettivamente, Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere ci dice che «in arte si esprime bene soltanto ciò che fu assorbito ingenuamente. Non resta, agli artisti, che rivolgersi e ispirarsi all'epoca in cui non erano ancora artisti, e questa è l'infanzia.»
Cosa pensi di questa immagine e ti farebbe piacere raccontarci come hai vissuto la tua infanzia mentre sognavi di dipingere il sogno che oggi hai realizzato?
FABIO: Credo che l'infanzia sia davvero il 'tempo del sacro', dove ogni colore e ogni ombra lasciano un'impronta indelebile sulla nostra sensibilità. Crescere nello studio di mio padre Alessandro, è stato come vivere dentro una fiaba ininterrotta: per me, l'odore dell'olio, dei vari colori, di tutte quelle forme varie, della trementina e dei libri, non erano elementi, ma erano casa.
Ricordo che osservavo le sue mani muoversi con una sicurezza che mi sembrava magica. In quei momenti, ricordo, ero piccolo, avevo 4 o 5 anni e non sognavo solo di 'fare il pittore', ma di possedere quel linguaggio segreto che permetteva a lui di dare vita alle cose. Oggi, ogni volta che inizio una nuova opera, sento di tornare in quell'angolo dello studio, cercando di recuperare quell'ingenuità preziosa di cui parla Pavese. Il sogno che ho realizzato non è solo dipingere, ma essere riuscito a non perdere il filo rosso che mi lega a quel bambino che guardava il mondo con meraviglia e quella piccola figurina nera, con una bombetta in testa e con un braccio solo ed una gamba sola, lo disegno e lo porto con me, fin dai primi anni di vita, già lo inserivo, nei primi disegni di bambino.
AURELIA: Come per la città di Catanzaro, personalmente ho individuato anche nel tuo vivace spazio creativo 3 "V": la Vita, difficile e piena di speranze dei bambini, in special modo dei piccoli pazienti dei Reparti pediatrici dell'Ospedale di Catanzaro, che hai sempre a cuore; il "Vento" di Catanzaro, che ci guida attraverso le tue tante opere, alcune presenti nelle chiese della città, altre che celebrano i giallorossi, altre ancora che raffigurano scorci e visioni di Catanzaro; il "Viaggio" nel tuo «Mondo B», ovvero sia quello spazio interiore del tuo spirito creativo a cui fa da sfondo la musica. Ti rivedi in questo mio fantasioso inventario artistico e cosa significa per te ognuno di questi «tópoi»?
FABIO: Mi ritrovo perfettamente in questo inventario, che trovo non solo fantasioso ma estremamente lucido nel leggere le stratificazioni del mio lavoro. Queste tre 'V' sono i pilastri su cui poggia il mio cavalletto.
La Vita dei bambini nei reparti pediatrici è forse il punto in cui la mia arte si spoglia di ogni velleità per farsi puro servizio. Vedere la speranza negli occhi di un piccolo paziente davanti a un muro colorato mi ricorda perché ho scelto questa passione: l'arte deve avere il coraggio di stare dove la vita è più fragile, per sostenerla.
Il Vento è per me sinonimo di identità. È l'energia che soffia tra i vicoli della mia "Amata Catanzaro" e che ho cercato di intrappolare nelle tele dedicate alla nostra città, nelle opere sacre che abitano le nostre chiese e persino nell'ardore dei colori Giallorossi - altro mio "Grande Amore". È il richiamo delle radici, un soffio che non ti permette mai di dimenticare da dove vieni.
Infine, il Viaggio nel mio "Mondo B" rappresenta il momento dell'estasi creativa. È un luogo senza confini geografici, dove la musica che ascolto mentre dipingo, detta il ritmo del segno sulla tela. È il mio spazio di libertà assoluta, dove il sogno e la visione si fondono per dare vita a ciò che ancora non esiste. Senza questo viaggio interiore, le altre due 'V' non avrebbero la voce per esprimersi.
AURELIA: Il signor Black, «quel lato nascosto che ognuno di noi possiede nel proprio io e si nutre di realtà e fantasia» l'anno scorso, insieme alla sua dolce metà, «è arrivato all'università», perché hai donato una bellissima tela al nostro Dipartimento DiGES. Che messaggio hai voluto inviare a tutti i suoi studenti attraverso questo abbraccio?
FABIO: Donare quest'opera al Dipartimento DIGES è stato per me un modo per restituire alla mia città e ai suoi giovani un po' di quella bellezza che l'arte mi regala ogni giorno.
Con questo abbraccio tra il mio Signor Black e la sua compagna, ho voluto inviare un messaggio di armonia agli studenti: il percorso universitario non è fatto solo di esami e codici, ma di una crescita interiore che deve conciliare il vostro lato razionale con quello emotivo. Il Signor Black, pur nel suo essere senza volto, diventa qui il volto di ogni studente che lotta per i propri sogni.
Il mio augurio è che possano affrontare lo studio con la stessa intensità di quell'abbraccio: con dedizione, ma senza mai spegnere la fantasia e il calore umano. Spero che guardando la tela nei corridoi del Dipartimento, possano ricordarsi che, dietro ogni toga e ogni libro, c'è un 'mondo interiore' che merita di essere celebrato. ❤️
AURELIA: Grazie per tutto il tempo che ci hai dedicato, Fabio. Alla prossima mostra!




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