Le anime dei
beati sembrano a Dante «specchiati sembianti», delle immagini riflesse, perciò
questi si volta indietro per capire di chi siano, quando Beatrice lo invita a
non lasciarsi ingannare e dall'apparenza; così, Dante si rivolge a un primo
spirito, quello di Piccarda Donati, la quale lo distoglie dalla fallacia che lo
aveva portato a ignorarli in un primo momento. «Vere sustanzie son ciò che
vedi», gli dice.
Queste parole
compongono il verso 29 del Canto III del Paradiso e sono pure il titolo di una
splendida opera d'arte che in questo mARTEdì vogliamo farvi esplorare
omaggiando immancabilmente Dante, che secondo le ricerche compiute dagli
studiosi avrebbe intrapreso il suo viaggio nell'aldilà il 25 marzo 1300.
Il MARCA di Catanzaro custodisce
vari quadri che celebrano le scene dantesche fra cui questo prodigioso dipinto
di Andrea Cefaly, realizzato tra i 1890 e il 1891.
Andrea Cefaly è un pittore
originario di Cortale nato nel 1827, ricordato tra i pittori calabresi e più
originali del Risorgimento epoca durante la quale inoltre si impegnò
attivamente a livello politico e sociale.
p.s. ho dimenticato un passaggio nell'opera di trascrizione, se puoi
aggiungerlo, e' dopo "politico e sociale":
Al Cefaly è dedicato un busto presente a Villa Margherita, che è stato
realizzato dall'elegante scultore Francesco Jerace, nativo di Polistena, del
quale sono conservate alcune opere sempre presso le Sale del MARCA.
Davanti a questa tela si
incontra un Dante ‘spettatore’, in una posa per un verso attonita e per altro
verso riverente, che si rivolge al «ben creato spirito», Piccarda Donati, la
quale appare qui intenta a introdurre il Sommo Poeta al Cielo della Luna, questo
luogo dai tratti quasi impercettibili - «Quali per vetri trasparenti e tersi, o
ver per acque nitide e tranquille, non sì profonde che i fondi sien persi».
Piccarda ha una grazia diafana,
ma meno evidente delle anime in fila sullo sfondo, che paiono quasi confondersi
nel candore della luna, che racchiude il cuore del quadro, nel quale si
ammirano la gestualità di ogni figura, che rispecchia pienamente la narrazione
dantesca, e la meticolosità con cui il Cefaly le ha raffigurate, unitamente al
satellite e alla evanescenza in sé delle anime.
È sorprendente la
maniera con cui il pittore ci presenta le figure in questa atmosfera che sembra
dissolversi, pur non avvolgendo la figura del poeta che è intatta nella sua
corporeità terrena, ai piedi dell'opera, in un angolo «misto di purpureo e
nero».
Quest'opera
d'arte ci consente di rivivere il viaggio dantesco e ci restituisce la visione
che il Sommo Poeta ha avuto davanti a uno dei momenti più importanti della sua
Commedia.
«…the canvas can
do miracles».

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