Alarico Barbagli (n. 1977, Sinalunga, Siena), è Professore Ordinario di Storia del Diritto medievale e moderno presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell'Università "Magna Graecia" di Catanzaro. Laureato in Storia del Diritto Italiano nell’Università di Siena nel 2003, presso l’Ateneo Senese ha conseguito anche il Dottorato di ricerca. È stato in seguito Ricercatore presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pisa dal 2018 al 2020, e Visiting Robbins Fellow presso la "Robbins Collection" della Berkeley University of California (USA) tra giugno e settembre 2018. Dal dicembre 2020 al dicembre 2025 è stato Professore Associato di Storia del Diritto medievale e moderno presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell'Università "Magna Graecia" di Catanzaro. Dal mese di febbraio 2025 è Coordinatore del Dottorato di ricerca in “Sistemi giuridici e dimensione sovranazionale” dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro.
Apro sempre i miei corsi spiegando che il diritto è un fenomeno in continua trasformazione, non statico, ma dinamico: un fatto umano che cambia insieme al contesto di riferimento, traducendosi in una risposta ai bisogni e alle domande che promanano dalla società. In questo senso, il diritto è dunque già di per sé storia; ciò che vorrei trasmettere allo studente è questa idea di diritto come fenomeno cangiante in rapporto al tempo e allo spazio. Se tornassimo indietro di qualche secolo troveremmo ben poco del nostro ordinamento.
La storia serve proprio a prepararci al cambiamento del diritto in relazione al mutamento del suo contesto. A ben vedere, si tratta di un concetto valido anche per la storia generale; non a caso possiamo dire che l’uomo è tale in quanto ha ricordo di sé! La storia è l’elemento che ci distingue dagli altri esseri viventi, in quanto l’essere umano impara dalla propria esperienza, cioè dalla storia, mettendo a frutto l’insegnamento che ne ha tratto per agevolare lo sviluppo della società: la storia è elaborazione del proprio passato, essenziale per favorire il progresso, e in questo scenario la storia del diritto è il segmento della storia nel quale si muovono ed operano i giuristi. È una riflessione più generale che trascende il campo del diritto e la sua dimensione particolare per coinvolgere la realtà dell’uomo nel suo complesso.
Direi più la seconda. L’irrompere dello Stato moderno sul palcoscenico della storia è uno dei principali profili di discontinuità con il Medioevo. Di fronte al cambiamento, il notariato avrebbe potuto arroccarsi a difesa delle proprie prerogative, e probabilmente finendo per soccombere, oppure adeguarsi e cambiare: di fatto, si adattò, mantenendo l’aggancio con la tradizione, ma adeguandosi ai nuovi tempi, garantendo e conservando il suo ruolo a presidio della certezza del diritto in un passaggio chiave per la storia giuridica.
Talvolta dall’esterno si ha un’idea falsata di questa figura. Essendo, si potrebbe dire, “nato” in uno studio notarile(quello di mio padre) ho avuto modo di conoscere a fondo questa professione e posso certamente affermare che,contrariamente a quanto talvolta si crede, si tratta di un’attività anche molto creativa. Come sapete, le forme giuridiche sono uno specchio della realtà, riflettono le relazioni delle persone con le cose, traducono la sostanza delle situazioni in una forma che permette loro di esistere nel mondo del diritto. Il notaio compie quest’operazione di adattamento delle forme giuridiche alle esigenze delle persone nel quadro e nel rispetto dell’ordinamento. Non si tratta, ripeto, di creatività arbitraria, poiché essa è realizzata nel rispetto dell’ordinamento, in modo da garantire l’osservanza delle norme giuridiche e conseguire l’obiettivo della certezza del diritto.
Per quanto riguarda un aspetto interessante di questa professione, di cui si dovrebbe forse parlare di più, farei riferimento alla funzione c.d. “anti processuale” del notaio ovvero il controllo della regolarità della negoziazione tra privati, che si traduce in un abbattimento preventivo del contenzioso . Si tratta di una funzione essenziale svolta dal notariato perché previene la fase “patologica” del diritto e il ricorso al giudice.
Si parla spesso del rapporto tra l’università e la pratica del diritto, lamentando la mancanza di un aggancio tra quella e il mondo del “diritto vivo”. Il passato può insegnarci qualcosa a riguardo. Nel Medioevo questo legame esisteva ed era profondo, anche perché il professore universitario manteneva un rapporto stretto con il mondo della pratica giuridica come giurista consulente. Nelle Università si usavano formule didattiche molto vicine alla pratica, si pensi alle Quaestiones Sabbatinae, nell’ambito delle quali, sotto la guida del docente, gli studenti inscenavano processi simulati improntati alla risoluzione di casi pratici. Le Università non nacquero come torri d’avorio avulse dalla società, e questo passato può essere ancora oggi un modello per il presente.
Non di rado dobbiamo ascoltare affermazioni circa la distinzione tra discipline utili e meno utili. Si tratta di pregiudizi , ovviamente: il compito principale dell’Università, e segnatamente dei corsi di laurea in giurisprudenza, consiste nel fornire lo studente universitario, che è un giurista in costruzione, di una formazione che si snoda attraverso un percorso universitario diretto all’acquisizione del senso critico che gli consentirà soprattutto di pensare liberamente, di essere un uomo libero. Questo obiettivo si consegue attraverso
l’apprendimento di strumenti e conoscenze che appartengono ad un ventaglio di discipline molto ricco e articolato . L’insegnamento universitario, d’altra parte, non è chiamato a soddisfare bisogni primari, altrimenti lo sviluppo della società sarebbe ancora fermo al paleolitico, no? La storia del diritto si inserisce pienamente in questo quadro. A questo proposito, si potrebbe parafrasare Oscar Wilde quando provocatoriamente esclama che: “Tutta l’arte è completamente inutile”! Certamente, anche la storia del diritto in questo senso è “inutile” perché non ha un immediato riscontro pratico, ma si rivela invece essenziale per la formazione del giurista, perché gli consente di apprezzare il diritto nella sua profondità attraverso le categorie del tempo e dello spazio, nelle quali il diritto è calato e delle quali esso si nutre.
Aggiungo qualche altra considerazione a riguardo. Eugène Ionesco diceva: “se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualcosa, dirò che dovrebbero servire a insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente, e che è indispensabile che ce ne siano.” La formazione del giurista deve essere improntata all’acquisizione di uno spirito critico che gli consenta di analizzare consapevolmente la realtà. In questo senso, la storia del diritto è fondamentale per trasmettere quanto sia importante saper indagare e leggere le fonti, e saperle contestualizzare. Il giurista non opera al di fuori dalla realtà, e la lettura delle fonti deve essere realizzata sempre in base al contesto di riferimento. Mi si consenta di dire che il giurista svolge una funzione delicatissima nella società, in quanto gli “oggetti” su cui lavora non sono altro che la traduzione della vita delle persone sul piano del diritto; le relazioni, i patrimoni, gli affetti, la libertà, finanche la memoria di sé: il diritto “interferisce” con tutto questo, e in questo senso il giurista ha nelle sue mani la vita delle persone che cercano la sua assistenza. Il giurista non dovrebbe mai dimenticare l’umanità che sta dietro alle forme del diritto; in questo senso può rendere l’idea stabilire un parallelismo con la celebre poesia di Arrigo Boito, Lezione d’anatomia: di fronte a una scienza che si pretende asettica e fredda, erompe sempre l’umano, a disorientare con i suoi miracoli e le sue miserie.
Lo spirito critico, l’importanza delle fonti e il senso del contesto sono tasselli fondamentali per una formazione adeguata del giurista contemporaneo. La storia del diritto è cruciale in questo quadro, perché fornisce le basi per la comprensione del diritto nella sua infinita varietà e mutevolezza.
Ho indagato la figura di Aulo Giano Parrasio come figura di “giurista” calabrese, cosentino per la precisione, e mi sonoanche soffermato sulla storia degli usi civici in Calabria. La storia del diritto in relazione alla Calabria attende ancora in gran parte di essere indagata! Possiamo definirla come “un forziere ancora da aprire”, un caleidoscopio di esperienze che si sono integrate e hanno dato vita a un passato molto ricco. Posso dire che è una Terra che può restituire molto alla storiografia giuridica.
La ringraziamo tantissimo, è stato bello ripercorrere questo viaggio spazio-temporale nella storia del diritto, capire la sua importanza insieme a lei. In attesa di saperne molto di più nelle sue prossime pubblicazioni!
Intervista a cura di: Aurelia Mangone e Chiara Navarra

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