È stato tra le figure più autorevoli del diritto civile italiano del secondo Novecento e dei primi decenni del nuovo secolo.
Avvocato, giurista, accademico e acuto intellettuale, che ha spaziato tra il diritto civile e la filosofia del diritto con la medesima eleganza, ha lasciato un solco profondo nella riflessione giuridica nazionale, contribuendo a interpretare le trasformazioni dell’ordinamento giuridico in una fase economico-sociale molto complessa.
Irti è stato Professore emerito di Diritto civile presso l’Università Sapienza di Roma a partire dal 1977, Socio nazionale di Accademia Nazionale dei Lincei e Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici.
È stato tra gli studiosi più eminenti del diritto civile e del diritto privato italiano.
La sua attività scientifica è sterminata e raccoglie i grandi temi e le contraddizioni del diritto civile, estendendosi alla filosofia del diritto e all’analisi dei rapporti tra norme, tecnica ed economia.
Irti è stato allievo di Emilio Betti, tra i maggiori studiosi della Teoria generale del diritto italiano.
Tra i contributi più ricordati che hanno scolpito la sua notorietà, spicca l’”età della decodificazione”, del 1978, nel quale rappresentava il progressivo ma costante ridimensionamento della centralità del Codice Civile a favore di una crescente proliferazione di leggi speciali, destinate a disciplinare determinatisettori della vita economica e sociale del Paese.
La sua riflessione filosofico-giuridica si è successivamente innervata sul contrasto tra diritto e tecnica e sul tema del cosiddetto “nichilismo giuridico” (da qui, l’opera omonima, del 2004), affrontando il problema della perdita di fondamenti storicidell’ordinamento giuridico e della crescente centralità diproduzione normativa come strumento di regolazione della società contemporanea.
Un percorso di stampo intellettuale che lo ha portato a confrontarsi con filosofi del diritto, filosofi esistenzialisti, economisti e studiosi di svariate discipline, rendendolo una delle voci più originali e autorevoli del panorama culturale italiano.
Accanto all’attività accademica, Irti ha occupato ruoli istituzionali di primo piano, fino alla fase di progressiva apertura al mercatoeconomico.
È stato membro del Consiglio di amministrazione dell’IRI, Vicepresidente di Enel, Presidente di Credito Italiano e Componente del Comitato per le Privatizzazioni, vivendo dall’interno una delle più rilevanti transizioni dell’assetto economico italiano del secondo Novecento.
Autore di imponente manualistica e saggistica, Irti è stato un assoluto punto di riferimento per generazioni di giovani studiosi, magistrati e avvocati, continuando a intervenire nel corso del dibattito pubblico e culturale con la stessa lucidità e il medesimo rigore che ne hanno caratterizzato l’intera carriera accademica.
Con la sua dipartita, il mondo giuridico perde uno dei suoi interpreti più influenti e riconosciuti, ma resta un patrimonio scientifico notevole, destinato a proseguire ad orientare la riflessione sul mondo giuridico e sul suo ruolo nella società contemporanea, per continuare a formare nuove generazioni di studiosi e professionisti del diritto.
Scritto da Riccardo Mangone

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