Alluvione in Calabria la terra più bella e pericolosa del mondo

Alluvione in Calabria la terra più bella e pericolosa del mondo

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Alluvione in Calabria, case sommerse dal fango
Le devastazioni delle alluvioni in Calabria mostrano la fragilità di un territorio bellissimo ma per troppo tempo trascurato.

Fabrizio De André cantava Dolcenera, quando l’acqua diventa destino e travolge tutto ciò che incontra, senza guardare in faccia nulla. Ma quello che è successo non è una canzone: è la Calabria. È l’alluvione che torna a farsi cronaca, dolore, case spezzate e distruzione. Posso affermarlo con franchezza, dopo aver viaggiato molto: la Calabria è la terra più bella ma, allo stesso tempo, la più pericolosa del mondo. Bellissima, perché autentica. Pericolosa, perché fragile, abbandonata, tradita da chi avrebbe dovuto proteggerla e custodirla come il più prezioso dei tesori. La Calabria è intrisa di storia, ma è una storia che troppo spesso viene tralasciata, perché poco valorizzata e che, spesse volte, non viene nemmeno citata nei libri di storia. È la terra che accolse Pitagora, dove fondò una scuola che fece dell’equilibrio, della misura e dell’armonia un principio di vita prima ancora che di pensiero. È la terra della Magna Grecia, dove sorsero città che fecero da culla di pensiero, di diritto e di scienza; è la terra di Gioacchino da Fiore, che dal cuore dell’Aspromonte seppe immaginare un’umanità nuova. Una regione che per secoli è stata centro e non periferia e che oggi paga il prezzo di una memoria rimossa, di valori che sembrano lontani, mentre il territorio viene piegato, sfruttato, dimenticato. Ed è qui che noi giovani giochiamo un ruolo fondamentale: nel non accettare più l’idea che tutto questo sia normale, nel pretendere tutela, rispetto e futuro per una terra che non chiede assistenza, così come viene descritta da alcuni, ma visione.

Anche nel 2024, quando il mio paese si è ritrovato completamente immerso nel fango, sembrava galleggiare. Le stesse immagini viste lungo il litorale di Catanzaro Lido. Scene che non possono essere escluse dal racconto, così come non possono esserlo quelle della vicina Sicilia.

Dobbiamo tenere ben presente che la Calabria non muore per puro caso o per destino. Muore quando la memoria è corta, quando ogni alluvione viene archiviata come emergenza e mai come responsabilità. Muore quando si piangono i danni ma non si cambiano le scelte, quando si ricostruisce nello stesso modo in cui si è distrutto. E allora Dolcenera smette di essere una canzone e diventa un avvertimento. Perché l’acqua non è cattiva, non è nemica: è la conseguenza. E finché questa terra meravigliosa continuerà a essere trattata come un luogo da sfruttare e non da proteggere, la Calabria resterà la più bella e la più pericolosa del mondo.

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