DIRITTO verso il Festival: e se le canzoni di Sanremo 2026 parlassero di Giurisprudenza?




Finalmente ci siamo: Sanremo è alle porte. Il Festival della canzone italiana, arrivato alla 76a edizione, prenderà il via il prossimo 24 febbraio. Trenta gli artisti in gara sotto la direzione artistica di Carlo Conti, che ha già reso nota la presenza, al suo fianco, di Laura Pausini e quella, sulla Costa Toscana, di Max Pezzali.

Come da tradizione, i Campioni hanno annunciato, nel corso di una serata dedicata e in concomitanza con la finale di Sanremo Giovani, i titoli dei brani con i quali si esibiranno sul palco del Teatro Ariston durante quella che si è consacrata come la settimana santa della musica italiana.

Per ingannare l’attesa, dal momento che il FantaSanremo – giusto per citare Emma – non mi basta, ho deciso di giocare con i nomi delle canzoni in gara, chiedendomi, sulla base di questi, di cosa parlerebbero i Big di quest’anno se la kermesse della Città dei Fiori fosse dedicata alla facoltà di Giurisprudenza.

Ecco, quindi, che Opera di Patty Pravo diventa un richiamo all’omonimo contratto, da tenere, ovviamente, ben distinto da quello d’appalto. Con Voilà, invece, Elettra Lamborghini esprime la necessità di guardare alla Rivoluzione francese per meglio comprendere il substrato delle moderne codificazioni.

Mentre Naturale di Leo Gassmann spalanca le porte alla conoscenza del pensiero epicureo, Ai ai di Dargen D’Amico raccomanda prudenza e responsabilità al giurista nell’impiego delle nuove tecnologie; Stupida sfortuna di Fulminacci, ancora, descrive l’impossibilità sopravvenuta quale causa di estinzione dell’obbligazione diversa dall’esatto adempimento, con Che fastidio! di Ditonellapiaga che parla chiaramente di atti emulativi e Poesie clandestine di LDA e AKA 7even che fa riferimento al dispositivo dell’art. 260 c.p.

Se, dunque, in Male necessario Fedez e Marco Masini s’interrogano sulla differenza tra la legittima difesa e lo stato di necessità, con Ora e per sempre Raf rappresenta plasticamente la pena dell’ergastolo; sempre sul piano del diritto penale, Serena Brancale evoca l’istituto del concorso con la sua Qui con me, mentre le Bambole di pezza, in Resta con me, si lasciano andare a una riflessione sul tempus commissi delicti nell’ambito dei reati di durata.

Ancora, Magica favola di Arisa tratteggia la fattispecie delle false informazioni al P.M., mentre, per restare in tema, Levante, con Sei tu, descrive un rinvio a giudizio; quindi Prima che di Nayt fa riferimento all’incidente probatorio, con Michele Bravi che, invece, parla più in generale delle indagini preliminari nella sua Prima o poi, e Ti penso


sempre di Chiello offre una sponda a considerazioni più approfondite sul concetto di premeditazione.

Ogni volta che non so volare è un brano più di nicchia, dal momento che Enrico Nigiotti intende omaggiare Scialoja e il suo imprescindibile contributo in materia di diritto della navigazione; tema, questo, caro pure a Ermal Meta, che lo fa suo con Stella stellina.

Labirinto di Luchè, dal suo canto, insiste sul tema della probatio diabolica nell’azione di rivendicazione, mentre non vi è chi non veda, in Italia Starter Pack di J-Ax, un riferimento alla nostra Carta costituzionale e, in Uomo che cade di Tredici Pietro, spunti sui più discussi orientamenti giurisprudenziali in materia di responsabilità aquiliana.

Se, da una parte, I romantici di Tommaso Paradiso testimonia la posizione di chi non può beneficiare di un credito privilegiato, dall’altra, sulla stessa lunghezza d’onda ma a parti invertite, Avvoltoi di Eddie Brock rappresenta lo stato d’animo del debitore esecutato, che, privato de Il meglio di me insieme a Francesco Renga, vorrebbe La felicità e basta, come Maria Antonietta e Colombre.

Per sempre sì di Sal Da Vinci è un chiaro riferimento alla stabilità del vincolo matrimoniale, là dove, invece, Tu mi piaci tanto è ciò che, per Sayf, il terzo acquirente dice all’immobile originariamente alienato senza trascrizione della vendita, mentre l’Ossessione di Samurai Jay parrebbe idonea a rendere il relativo negozio invalido, proprio come Le cose che non sai di me, controparte, di Mara Sattei.

Animali notturni di Malika Ayane, infine, siamo noi studenti universitari, perché faremo le ore piccole pur di non perderci neanche un minuto dello show più atteso dell’anno televisivo e musicale, nonostante questo si ostini a coincidere con l’ultimo miglio della – decisamente meno attesa – sessione invernale.




Scritto da Antongiulio Iorfida 

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