Sabato 24 gennaio, presso la sala convegni dell’ITIS “Ercolino Scalfaro” di Catanzaro, si è tenuto un importante convegno intitolato: “Crimine e criminalità informatica: i rischi del web”.
Un’iniziativa improntata alla prevenzione dei crimini informatici e all’educazione digitale, promossa dall’università Magna Graecia di Catanzaro in compartecipazione con il CO.RE.COM. Calabria, nell’ambito delle attività di ricerca, formazione e terza missione dell’Ateneo e attraverso il Digit Lab Law – Centro di Ricerca per la Transizione Digitale, l’Autonomia Negoziale e le Relazioni di Lavoro. L’incontro è stata una grande opportunità che ha consentito di indagare e analizzare il nuovo scenario della digitalizzazione con i suoi fenomeni virtuali attraverso la presenza e la voce di autorevoli relatori: il professore Antonio Viscomi, direttore del Centro di Ricerca “Digit Lab Law” dell'Ateneo di Catanzaro e docente dell’Università Magna Græcia, l’Avv. Fulvio Scarpino, Presidente del Co.Re.Com. Calabria, il Dott. Salvatore Curcio, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, e l’On. Wanda Ferro, Sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Interno.
Si sono susseguiti una serie di interventi che hanno messo in evidenza le forme del cyber crimine approfondendo non solo i rischi legati ad essi ma anche le nuove metodologie di contrasto e prevenzione anche tramite uno sguardo rivolto alla dimensione sociale ed educativa.
L’evento si inserisce in un percorso condiviso che vede le diverse istituzioni, tra cui Università e magistratura, impegnate nella promozione di una cultura della legalità digitale fondata su un investimento educativo capace di sostenere le fragilità dei giovani prima che esse diventino terreno di rischio. In questo senso, la Media Education assume un ruolo centrale come strumento di tutela della persona, e di responsabilizzazione nell’uso dei media digitali.
Abbiamo intervistato i tre relatori dell'incontro, che hanno esaminato a fondo l'oggetto delle nostre domande volte a un'analisi sui temi di attualità di cui svolge un approfondimento in ruolo di protagonista anche il nostro Ateneo.
AURELIA: Buongiorno Dott. Curcio e grazie. Come può l'intelligenza artificiale aiutare il contrasto alla criminalità organizzata a Suo giudizio?
DOTT. CURCIO: In tanti modi, però bisogna essere precisi e puntualizzare una cosa: l'intelligenza artificiale non potrà mai sostituire la valutazione che è propria dell'uomo e del giudice, quindi quello sicuramente non potrà trovare mai attuazione. Per il resto, per quanto riguarda, per esempio, le attività d'indagine, può aiutare in tantissimi modi. Le faccio un esempio concreto: pensiamo alle attività di intercettazione. Le attività di intercettazione fondano su due momenti: il primo che è la registrazione della conversazione, il secondo che è quella della trascrizione di quello che è stato registrato. Fino ad oggi si è andati avanti nominando dei periti trascrittori che dovevano sentire la conversazione, interrompere e scrivere. Oggi è diverso perché ci sono determinati software con l'applicativo della intelligenza artificiale in cui si può tranquillamente riversare il file e in un attimo il sistema ottiene quella trascrizione; questa potrebbe essere una possibile applicazione, però deve essere chiaro questo: l'elemento umano, quale può essere la valutazione, e le funzioni proprie del giudice non potranno mai essere sostituite dall'intelligenza artificiale, così come anche il risultato del discernimento del giudice, ossia l'elaborazione del documento finale, della sentenza o dell'ordinanza; quello è un momento in cui l'elemento umano deve essere sempre prevalente rispetto a qualsiasi applicativo che preveda l'utilizzo dell'intelligenza artificiale.
AURELIA: Con riferimento all'accordo che nel 2024 è stato stipulato tra il Ministero dell'Istruzione e del Merito e il Ministero dell'Interno, per promuovere la cultura della legalità nelle scuole, Lei pensa che tale accordo possa essere importante e rappresenti un passo significativo per la promozione dell'educazione al digitale e della prevenzione del cyber-crime, divulgando la cultura del corretto utilizzo della tecnologia presso i giovani?
ON. FERRO: Secondo me è un mezzo importante per ovvi motivi perché intanto, con riferimento al cyber-crime e a tutto quello che ruota intorno all'intelligenza artificiale e ai social, quella degli adolescenti è una fascia importante e come tali, ovviamente, le scuole diventano il laboratorio fondamentale. A questo, oltre all'accordo fatto tra MIM e MINT, pensiamo a tutto il lavoro che fa la Polizia Postale andando nelle scuole e dialogando con docenti e adottando gli strumenti necessari per capire quali sono i rischi e accompagnando anche le stesse famiglie, perché è un discorso che riguarda tanti temi, tante fragilità che vanno accompagnate attraverso le persone che hanno maggiormente delle competenze tecniche. La repressione è importante, ma arriva il giorno dopo: dobbiamo lavorare prima e farlo nelle scuole.
AURELIA: Ci sono delle proposte attualmente da parte del CO.RE.COM. Calabria rivolte agli istituti scolastici relativamente proprio alla "prevenzione dei fattori di rischio" e delle situazioni di disagio, nell'ambito del "sostegno psicologico agli studenti" che le scuole possono fornire, che sono argomento dell'art. 4-bis della Legge 17 maggio 2024 n. 70, in materia di prevenzione e contrasto al bullismo e al cyberbullismo? Quali sono gli attuali obiettivi dell'Ente?
AVV. SCARPINO: Intanto il CO.RE.COM. Calabria e l'UMG hanno stipulato un protocollo importantissimo che è il Corecom Academy in tour e questo è il primo progetto pilota in tutta Italia fatto da un CO.RE.COM. e accreditato da tutti i Corecom italiani dove noi, prima dell'educazione digitale, facciamo una cosa importante, che è quello che diceva Lei ed è l'educazione affettiva. Per contrastare la fragilità e per venire incontro a tutte quelle che sono le problematiche, bisogna parlare e a farlo deve esserlo chi ha le competenze per farlo, tant'è che il CO.RE.COM. ha affidato questo prezioso compito al Dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell'Università, perché noi dobbiamo iniziare a parlare con i bambini. Non è pensabile e non è ammissibile che l'educazione sessuale sia data dai chatbot. Io ricordo il caso di Replika, che è il chatbot forse più importante, che è stato chiuso, poi riaperto e purtroppo ancora funziona, che si presenta come l'amico digitale, e più che amico, senza limiti, per due volte è stato chiuso perché addirittura iniziava minori al sesso. Allora, c'è qualcosa che non va, e forse sono tre i pilastri che devono riprendere la loro posizione: le Istituzioni, sicuramente, la scuola e la famiglia; questi tre pilastri uniti insieme sono l'unico modo per contrastare quello che sta avvenendo, cioè un fenomeno dilagante che è dato dalla fragilità, ma è dato anche dal cybercrime come cyberbullismo e revenge-porn. Se non intersechiamo insieme questi due fattori diventa complicato poi dare risposte.
Intervista a cura di Aurelia Mangone
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