Quello che Sembra: un viaggio lirico nella vita

 

Di Aurelia Mangone 


Cari lettori, 

oggi abbraccio la quinta arte con un ospite per me speciale.

Antonio Pitaro, attualmente studente del CdL di Giurisprudenza presso l’UMG, al suo esordio letterario con Quello che Sembra, edita da Vintura Edizioni, ha presentato la sua raccolta poetica alla Ubik di Catanzaro lo scorso 18 settembre.

Ne abbiamo parlato insieme per voi davanti a questo «mare nero di luci».

 


Buona lettura! 

 

AURELIA: Buonasera cari amici di Ermes, stasera siamo qui con Antonio Pitaro, che ha appena presentato la sua prima raccolta poetica dal titolo Quello che sembra e adesso ce ne parlerà.

ANTONIO: Grazie Aurelia, innanzitutto, per la possibilità di questa intervista. Mi cogli un po' impreparato perché sarebbe un po' difficile per me descrivere in poche parole che cosa rappresenta questa raccolta per me. Si può dire che è un tentativo di espressione personale in primo luogo e in secondo luogo, come dico sempre, rappresenta anche la mia volontà di andare oltre quella che è la mia esperienza di vita che comunque è inserita all'interno di queste raccolte c’è la volontà di arrivare, insomma, al cuore di qualcuno, sostanzialmente, nella speranza che quello che scrivo possa non essere soltanto mio, ma avere un valore universale. È essenzialmente una raccolta che ho fatto per esigenza personale e spero che questa esigenza e questa verità che ho messo, almeno la mia verità, che credo di aver messo, spero di averlo fatto bene e possa essere colta da chi leggerà.

 

 

AURELIA: Partiamo dal significato di questa raccolta, dal significato del suo titolo innanzitutto, Quello che Sembra. Vuoi illustrarci il significato che queste tre parole hanno per te, in primo luogo, e poi, come dicevamo, a livello universale - specialmente ora che queste poesie sono venute alla luce e che quindi sono qui «per tutti e per tutto», quindi in qualche modo, il significato globale di questa raccolta per te e nel loro complesso.

ANTONIO: Sono tutte quante delle poesie che partono da delle esperienze di vita personale e, come ho detto, spero riescano ad avere un valore anche oltre la mia personale esperienza, per le persone che le leggeranno. Quello che sembra è un titolo che non ho scelto nemmeno con fatica, a dire la verità. È un titolo che mi ronzava in testa da tanto tempo, sia perché stavo pensando di scrivere questa raccolta sia perché pian piano attingendo a tanti altri genere artistici che mi appassionano, tra cui la musica in particolare, è una frase che è sempre ritornata e a cui io ho attribuito grande significato, perché se c'è un punto che unisce tutte quante le varie poesie che, come dicevo, sono parte di un'esperienza di vita, sono molto variegate, è l'idea di fondo, con lo spirito di fondo, ossia il fatto di cercare di guardare oltre le apparenze, oltre quello che sembra, tramite l'idea del contrasto anche tra quello che è l'esteriorità e quello che è l'interiorità. Così come un significato lo potrà attribuire chi leggerà il libro, le singole poesie; anche questi stessi che leggeranno potranno farsi un'idea del titolo, del perché l'ho scelto.

 

 

AURELIA: Stavamo parlando, in prima battuta, del collegamento tra la poesia e le altre arti: in questa raccolta, come è avvenuto?

ANTONIO: È avvenuto proprio perché per me la poesia non è un genere che si trova soltanto nelle parole scritte all'interno dei libri, ma è nascosta dietro qualsiasi forma di manifestazione artistica, e una che io amo molto, la musica. In particolar modo, l’hip hop e il rap sono sempre stati una delle mie grandi passioni. Alla fine lo stesso acronimo di rap è "Rhythm and Poetry". Io trovo grande ispirazione oltre che nelle letture classiche, nei libri che mi hanno accompagnato sempre nel mio percorso di vita da quando mi sono appassionato fino ad ora, io ritrovo una tensione simile, una volontà di espressione simile anche nei testi delle canzoni. Ecco, questa raccolta, l'ho percepita quasi come se fosse un piccolo disco. Infatti, riprende una struttura tipica degli album, dei cosiddetti mixtape di questo genere, con un intro, un outro, un interludio, tutti elementi che si ritroveranno nella raccolta, quasi a voler implicitamente sottolineare questo legame, questo fil rouge che è sempre presente, chemagari non tutti colgono, però sarebbe bello che si riuscisse ad evidenziare.

 

 

AURELIA: C'è un passaggio che per te è particolarmente rappresentativo e vuoi raccontarci? 

 

ANTONIO: Sì. «Non cambio strada solo per questa volta. Rifaccio il solito giro. Il freddo non mi spaventa, la felpa che ho addosso è la cenere di tutti i miei testi. Ora che mi siedo a pensare, le gambe mi penzolano su un mare nero di luci. Una ringhiera è il mio trono, vado a bermi una birra con Dio» Be’, pensavo che si concludesse qui, però se devo dare una spiegazione, ecco, questa è la parte finale di una poesia che mi piace molto della raccolta o almeno a cui io tengo particolarmente, perché è come se fosse un piccolo manifesto di me stesso. Non potevo non fare un riferimento a quello che è uno dei miei posti preferiti di Catanzaro, che è appunto la mia città in un modo o nell'altro e c'è nelle mie poesie, anche se nascosta, c'è. E, insomma, questo mare nero di luci, mi è sempre piaciuto.

 

 

ANTONIO. Che dire, io ringrazio Aurelia e ringrazio tutta quanta la Redazione del Giornalino Ermes e non posso dirvi altro che, se avete un po' di fiducia nelle parole un po' sgangherate che ho detto, se avete la curiosità di sapere che cos'altro contiene questo libro, sarò molto contento di sapere che lo avrete letto e voglio sapere i vostri pareri. Un bacio a tutti!

 

 

 

Per leggere le poesie di Antonio seguite la sua pagina Instagram @antonio_pitaro_

 

La sua raccolta Quello che Sembra è disponibile su Amazon a questo link https://amzn.eu/d/0d6qgySJ


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