Non ho mai nascosto, sin dal principio, le mie idee politiche e la mia simpatia nei confronti dell’attuale governo, e credo che il nuovo DECRETO SCUOLA non debba essere demonizzato così come raccontano molti giornalisti e intellettuali di una certa parte politica. La verità è un’altra, e in questo editoriale, con il massimo rispetto, cercherò di farvi riflettere con esempi concreti dandovi la mia opinione sulle misure previste in questo provvedimento. Il tema della scuola mi sta particolarmente a cuore per via del ruolo che ho ricoperto alle superiori e che mi ha dato la possibilità di prendere parte a discussioni provinciali, regionali e nazionali sull’intero sistema scolastico. Ricordo l’unico sciopero degli anni della mia rappresentanza a cui ho preso parte in modo attivo, quello del 18 febbraio 2022: l’ho reputato l’UNICO SCIOPERO SENSATO a cui abbiano partecipato gli studenti per richiedere una reale riforma del sistema scolastico all’allora ministro Bianchi.
DIVIETO DI NIQAB E BURQA NELLE ATTIVITÀ DIDATTICHE E AGLI INCONTRI SCUOLA-FAMIGLIA, CON AIUTO CONCRETO PER LE FAMIGLIE PER IMPARARE LA LINGUA ITALIANA.
C’è subito da sottolineare un aspetto legato alla definizione di questi veli: sono stati vietati solo quelli che coprono interamente il viso. A mio avviso si tratta di una misura corretta, soprattutto per motivi di sicurezza, senza demonizzare nessuno né fare di tutta l’erba un fascio. Sotto quel velo, infatti, al posto della ragazza potrebbe benissimo esserci un malintenzionato o un terrorista pronto a compiere una strage in una scuola, uccidendo centinaia di studenti. Quindi, prima di urlare al RAZZISMO, iniziamo a capire il vero significato della parola integrazione. Inoltre, anche l’altra misura varata: il sostegno gratuito a tutto il nucleo familiare per l’apprendimento della lingua italiana è fondamentale per attuare una completa e reale integrazione nella nostra nazione.
LIMITE DEL 30% NELLE CLASSI DI ALUNNI STRANIERI.
Qui non voglio citare, come fanno tutti, l’esempio di Mattarella quando era a capo del Dicastero di Via Trastevere, ma voglio partire da un esempio concreto che sto vivendo in prima persona. Attualmente sono in Erasmus in Spagna: ciascuno di noi può scegliere la classe in cui seguire le lezioni, ma la prima cosa che i docenti ci hanno detto è stata di frequentare il più possibile aule o persone (anche fuori dall’Università) che parlano spagnolo o inglese. Una questione di piena “integrazione”, se così possiamo definirla, per evitare di ghettizzare tutti gli italiani in un unico corso e ritrovarsi, al termine dell’esperienza, con poco o nulla in mano. Quindi, guardando le cose da questa prospettiva, i docenti spagnoli sono stati razzisti quando ci hanno dato questo consiglio, o ce lo hanno dato per permetterci di integrarci al meglio?
LATINO DALLA SECONDA MEDIA.
Habemus latino. Ricordo che quando ero rappresentante delle scuole avevo espresso un breve pensiero su questo tema: la lingua latina è la madre della maggior parte dei linguaggi europei ed è importante acquisire una preparazione di base sin da piccoli. Anche se nel decreto si parla di opzione facoltativa, io credo che sarebbe importantissimo introdurla come obbligatoria. Molti dicono che il latino sia una lingua morta, e ci può anche stare, ma conoscere l’etimologia di una parola è davvero tanta roba: sicuramente il padre della lingua italiana, Dante, ne sarebbe felicissimo.
ITE, ITS, ISS PRENDERANNO IL NOME DI LICEI TECNOLOGICI O LICEI PROFESSIONALI.
Finalmente non vi sarà più alcuna distinzione nella nomenclatura degli istituti: saranno tutti licei. Non capisco perché la gente demonizzi questa proposta. Parto dal presupposto che io non sono “pro liceo classico/scientifico” a prescindere, ma faccio una riflessione legata anche al mondo del giornalismo: avete presente la seconda prova degli Esami di Stato? In quella giornata i telegiornali parlano quasi esclusivamente delle prove del classico e dello scientifico, tralasciando quelle dei tecnici e dei professionali che, a mio avviso, sono davvero difficilissime: vedere per credere.

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