Scritto da Bruno Rachiele
Il Referendum sulla Giustizia non è una questione lontana,
tecnica o riservata solo agli addetti ai lavori. Tocca uno dei pilastri
fondamentali della nostra democrazia: diritti, garanzie, equilibrio dei poteri.
Tocca tutti noi, soprattutto i giovani.
Eppure, il rischio più grande non è il voto sbagliato: è
l’astensione. C’è chi pensa che temi complessi come questi siano troppo
difficili, che una singola scelta non cambi nulla, che “tanto cambia poco”. Ma
è proprio in queste occasioni che il voto acquista valore: informarsi, capire,
prendere posizione.
Noi studenti universitari abbiamo uno strumento in più: la
capacità critica. Siamo abituati a confrontarci con la complessità, a leggere
oltre le semplificazioni, a non fermarci alla superficie. Ma questa
consapevolezza deve tradursi in partecipazione concreta.
Il referendum ci mette davanti a una responsabilità diretta:
non delegare, ma decidere. Non subire, ma scegliere. Non esiste una scelta
“giusta” per tutti, ma esiste una scelta fondamentale: partecipare.
Informatevi sui quesiti, discutetene, fatevi un’idea. Ma
soprattutto, andate a votare. La giustizia non è astratta: riguarda ciascuno di
noi, e il modo in cui continuerà a funzionare dipende dalle nostre scelte. Ogni
volta che ci rechiamo alle urne, ricordiamo chi prima di noi ha avuto la responsabilità e il
coraggio di decidere per il futuro del Paese. Nel 1946, scegliendo fra
Repubblica e Monarchia, milioni di italiani cambiarono la storia con senso di
responsabilità e libertà. Se oggi viviamo senza leggi folli o conflitti insensati,
lo dobbiamo anche a loro. Votare significa fare lo stesso: prendere parte al
nostro destino, senza delegare ad altri.

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