Di Bruno Rachiele e Alessia Screnci
La voce dopo il silenzio: spezzare la paura
Nella trama silenziosa della nostra società, le donne sono da sempre forza, cura e resistenza. Sono le voci che educano, le mani che costruiscono, i cuori che sostengono intere generazioni. Eppure, troppo spesso, proprio quella forza viene ferita, ignorata, violata. Parlare del valore di una donna significa riconoscerne la dignità, la libertà e il diritto di esistere senza paura. Significa guardare oltre i numeri e le notizie, per vedere le storie, i sogni interrotti, ma anche nei casi in cui si riesce a reagire il coraggio di rialzarsi. Questa non è solo la storia di una ragazza, ma di una cara amica e di una nostra collega dell'università che ha avuto il CORAGGIO di parlare. È il riflesso di una realtà che ci riguarda tutti. Ed è anche, e soprattutto, un invito a non restare in silenzio, a fare rumore dove il silenzio non deve più prevalere. Perché ogni forma di violenza non merita di essere nascosta. E, a volte, il coraggio più grande arriva dopo: quando bisogna affrontare i giudizi, le opinioni e le critiche di chi si sente in diritto di parlare della vita degli altri senza essere a conoscenza della verità.
Ho spiegato ad Alessia — e ora anche a tutti voi — che non le farò alcuna domanda: sarà lei, in piena libertà, a raccontarsi. Qui trovate tutto ciò che ha scritto.
1. LA TRAPPOLA DORATA DELL’INIZIO
L’inizio della nostra relazione ebbe un avvio promettente, un periodo di felicità, farfalle nello stomaco, sorprese, fiori, cene. Insomma, elementi caratteristici di qualsiasi normale relazione. Ma è proprio lì che si nasconde il pericolo più grande: l'amore e le attenzioni iniziali non sono altro che l'anestetico che usano per non farti sentire il dolore di quello che succederà dopo.
2. IL RISVEGLIO DAL TORPORE
Le prime violenze si insidiarono nella quotidianità con fare guardingo, trasformandosi progressivamente in “abitudini”: un triste commento per farti sentire sbagliata, accompagnato da uno sguardo irto di rabbia, stizza e pura gelosia. Puntualmente fu il mio prepararmi e “acchittarmi” per un qualsiasi evento a suscitare in lui un vortice di risentimento. Tale astio represso sfociò negli schiaffi, strette al collo, violenze fisiche che la parte razionale rifiutava di vedere e accettare. Come se rifiutare la realtà potesse tirarci fuori dal tunnel, ma senza reali prese di consapevolezza e, dunque, di posizione, i piedi resteranno inchiodati in quell’ambiente per sempre. Accettare la verità fa male e nuoce ancor di più sapere che certe pugnalate possano venir inflitte da chi professava di amarci all’infinito. Arrivati a questo punto, quando l'anestetico svanisce del tutto e la violenza si mostra in tutta la sua brutalità, tu sei già isolata, spaventata e intrappolata.
3. L’ILLUSIONE DEL “NON LO FARÓ MAI PIÙ”
Dopo arriva la fase più subdola di tutte: Piange, ti chiede scusa, ti giura disperatamente che non succederà mai più. Il momento più difficile furono i suoi comportamenti apparentemente innocenti, ma che, in realtà, cercavano di fuorviare la mia razionalità verso qualcosa di sbagliato: accettare la violenza. La testa strilla che il principe azzurro dei primi tempi non esiste più, mentre il cuore prova a dargli un’altra possibilità, “l’ultima” mi ripetevo, ma l’ultima divenne sempre la penultima. La verità è che non possiamo salvare chi non vuol essere salvato, ma, soprattutto, non possiamo curare la ferita di qualcuno mentre siamo noi, in contemporanea ad essa, a sanguinare.
4. IO DICO BASTA
Il suo gioco finisce quando metti un punto a tutto lo strazio subito. Le finte lacrime, unitamente alle promesse vuote, non erano altro che manipolazioni e ricatti emotivi. Non c'è più spazio per il perdono, non c'è più spazio per le giustificazioni, non resta che raccogliere ogni singolo frammento di energia rimasto per affrontare l’incubo senza più abbassare lo sguardo. La decisione più difficile si rivela anche la più liberatoria della tua vita: dire basta! È da quel preciso momento che smetti di subire ed inizi, finalmente, a lottare per salvarti.
5. NON SIETE SOLE: LA LEGGE ESISTE
Non siamo sole. Il nostro ordinamento prevede delle misure ad hoc studiate per proteggerci. Voglio usare la mia voce, oggi, per distruggere questa convinzione: non è vero che la legge non fa niente in questi casi. Sono state disposte misure cautelari coercitive personali immediate. Tutto è iniziato con gli arresti domiciliari, poi un divieto di avvicinamento, e infine allontanamento con l’applicazione del braccialetto elettronico. Pensate che questo non sia niente? La giustizia esiste e i mezzi per salvarci ci sono. Per questo vi chiedo di non rimanere in silenzio, perché esso è la vittoria dell’autore della violenza. Quindi denunciate, fatelo per voi stesse ma soprattutto per le generazioni future.
6. IL TELO DI OMERTÀ CHE AVVOLGE LA SOCIETÀ
Oggi il problema non è solo chi mette in atto condotte violente ma, anche e soprattutto chi, APPOGGIA e ALIMENTA questi brutali episodi. C’è chi sceglie di non parlare, chi minimizza, chi nasconde e punta il dito contro chi denuncia piuttosto che contro chi abusa. “Ma non avrebbe dovuto denunciare per uno schiaffo” oppure “La faccenda si poteva risolvere in privato tra famiglie”. Pensate: questo incubo potrebbe capitare alle vostre figlie, nipoti, sorelle. Vorreste davvero che affrontassero quell'inferno in silenzio per non "creare scandalo"? NON SIATE OMERTOSI: è un danno rivolto a voi stessi e all’intera comunità e come cittadini italiani abbiamo il dovere di difendere la nostra nazione e consegnare alla giustizia ogni singolo atto contrario alla nostra costituzione e alle nostri leggi.
Questo significa che la legge sia infallibile? Purtroppo il timore che la giustizia non faccia il suo dovere rimane sempre, altrimenti oggi non sentiremmo parlare così spesso di abusi, stupri o femminicidio. Per questo la tutela giudiziaria deve essere supportata dall'educazione nelle scuole, sensibilizzazione tra le famiglie e nell'era più digitale che mai, anche attraverso i social.
Non desidero aggiungere altro, se non un ringraziamento speciale e affettuoso ad Alessia Screnci: la ringrazio per la straordinaria forza con cui ha scelto di denunciare e per aver trovato il coraggio di dare voce alla sua esperienza. Credetemi, nulla di tutto ciò è semplice o scontato. L'augurio è che queste parole possano infondere coraggio a chiunque si stia perdendo nel silenzio della violenza. Nessuno dovrebbe mai vivere nella paura perché, come ci ricorda Isaac Asimov: 'La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci'.
The Voice After Silence: Breaking the Fear
In the silent fabric of our society, women have always been a source of strength, care, and resilience. They are the voices that educate, the hands that build, the hearts that sustain entire generations. Yet, too often, that very strength is wounded, ignored, and violated. To speak of a woman's value means recognizing her dignity, her freedom, and her right to exist without fear. It means looking beyond the numbers and the news to see the stories, the interrupted dreams, but also—in cases where one manages to react—the courage to stand up again. This is not just the story of a girl, but of a dear friend and university colleague of ours who had the COURAGE to speak out. It is a reflection of a reality that concerns us all. It is also, and above all, an invitation not to remain silent, to make noise where silence must no longer prevail. Because every form of violence deserves not to be hidden. And sometimes, the greatest courage comes afterward: when one must face the judgments, opinions, and criticisms of those who feel entitled to speak about others' lives without knowing the truth.
I explained to Alessia — and now to all of you as well — that I will not ask her any questions: she will be the one, in full freedom, to tell her story. Here is everything she wrote.
1. THE GOLDEN TRAP OF THE BEGINNING
The beginning of our relationship had a promising start, a period of happiness, butterflies in the stomach, surprises, flowers, and dinners. In short, the characteristic elements of any normal relationship. But that is exactly where the greatest danger lies: the initial love and attention are nothing more than the anesthetic they use to stop you from feeling the pain of what will happen next.
2. THE AWAKENING FROM TORPOR
The first acts of violence crept into daily life with a cautious air, progressively turning into "habits": a sad comment to make you feel wrong, accompanied by a look bristling with anger, irritation, and pure jealousy. Invariably, it was my getting ready and "dolling myself up" for any event that sparked a vortex of resentment in him. This repressed hatred broke out into slaps, grips around the neck, and physical violence that my rational side refused to see and accept. As if refusing reality could pull us out of the tunnel, but without real awareness and, therefore, a change in position, our feet will remain nailed to that environment forever. Accepting the truth hurts, and it is even more painful to know that certain stabs can be inflicted by those who professed to love us infinitely. Having reached this point, when the anesthetic completely fades and the violence shows itself in all its brutality, you are already isolated, scared, and trapped.
3. THE ILLUSION OF "I WILL NEVER DO IT AGAIN"
Then comes the most devious phase of all: He cries, he apologizes, he desperately swears to you that it will never happen again. The most difficult moment was his apparently innocent behaviors, which, in reality, sought to mislead my rationality toward something wrong: accepting the violence. The head screams that the Prince Charming of the early days no longer exists, while the heart tries to give him another chance—"the last one," I would repeat to myself—but the last always became the second to last. The truth is that we cannot save those who do not want to be saved, but above all, we cannot heal someone else's wound while we ourselves are bleeding at the same time.
4. I SAY ENOUGH
His game ends when you put a stop to all the agony you've suffered. The fake tears, combined with empty promises, were nothing more than manipulation and emotional blackmail. There is no more room for forgiveness, no more room for justifications; all that remains is to gather every single fragment of energy left to face the nightmare without lowering your gaze. The most difficult decision turns out to be the most liberating of your life: saying enough! It is from that precise moment that you stop enduring and finally start fighting to save yourself.
5. YOU ARE NOT ALONE: THE LAW EXISTS
We are not alone. Our legal system provides specific measures designed to protect us. I want to use my voice today to destroy this belief: it is not true that the law does nothing in these cases. Immediate personal coercive precautionary measures have been ordered. It all started with house arrest, then a restraining order, and finally removal with the application of an electronic bracelet. Do you think this is nothing? Justice exists and the means to save ourselves are there. For this reason, I ask you not to remain silent, because silence is the victory of the perpetrator of violence. So report it; do it for yourselves but above all for future generations.
6. THE VEIL OF SILENCE ENVELOPING SOCIETY
Today, the problem is not only those who carry out violent behavior but also, and above all, those who SUPPORT and FUEL these brutal episodes. There are those who choose not to speak, those who minimize, those who hide and point the finger at those who report rather than at those who abuse. "But she shouldn't have reported for a slap" or "The matter could have been resolved privately between families." Think about it: this nightmare could happen to your daughters, granddaughters, sisters. Would you really want them to face that hell in silence so as not to "create a scandal"? DO NOT BE SILENT/COMPLICIT (OMERTOSI): it is a damage directed at yourselves and the entire community, and as Italian citizens, we have a duty to defend our nation and bring to justice every single act contrary to our constitution and our laws.
Does this mean the law is infallible? Unfortunately, the fear that justice will not do its duty always remains; otherwise, we wouldn't hear about abuse, rape, or femicide so often today. This is why judicial protection must be supported by education in schools, awareness among families, and in this more digital era than ever, also through social media.
I do not wish to add anything else, other than a special and affectionate thanks to Alessia Screnci: I thank her for the extraordinary strength with which she chose to report and for having found the courage to give voice to her experience. Believe me, none of this is simple or should be taken for granted. The hope is that these words can instill courage in anyone losing themselves in the silence of violence. No one should ever live in fear because, as Isaac Asimov reminds us: 'Violence is the last refuge of the incompetent'.
La voz tras el silencio: romper el miedo
En la trama silenciosa de nuestra sociedad, las mujeres han sido siempre fuerza, cuidado y resistencia. Son las voces que educan, las manos que construyen, los corazones que sostienen a generaciones enteras. Sin embargo, con demasiada frecuencia, esa misma fuerza es herida, ignorada, violada. Hablar del valor de una mujer significa reconocer su dignidad, su libertad y su derecho a existir sin miedo. Significa mirar más allá de los números y las noticias, para ver las historias, los sueños interrumpidos, pero también —en los casos en que se logra reaccionar— el coraje de levantarse de nuevo. Esta no es solo la historia de una chica, sino de una querida amiga y colega de nuestra universidad que ha tenido el VALOR de hablar. Es el reflejo de una realidad que nos concierne a todos. Y es también, y sobre todo, una invitación a no quedarse en silencio, a hacer ruido donde el silencio ya no debe prevalecer. Porque ninguna forma de violencia merece ser ocultada. Y, a veces, el mayor coraje llega después: cuando hay que enfrentar los juicios, opiniones y críticas de quienes se sienten con derecho a hablar de la vida de los demás sin conocer la verdad.
Le expliqué a Alessia — y ahora también a todos ustedes — que no le haré ninguna pregunta: será ella, con total libertad, quien se cuente a sí misma. Aquí encontrarán todo lo que escribió.
1. LA TRAMPA DORADA DEL PRINCIPIO
El inicio de nuestra relación tuvo un comienzo prometedor, un periodo de felicidad, mariposas en el estómago, sorpresas, flores, cenas. En definitiva, elementos característicos de cualquier relación normal. Pero es precisamente allí donde se esconde el mayor peligro: el amor y las atenciones iniciales no son más que el anestésico que usan para que no sientas el dolor de lo que sucederá después.
2. EL DESPERTAR DEL LETARGO
Las primeras violencias se instalaron en la cotidianidad con cautela, transformándose progresivamente en “hábitos”: un triste comentario para hacerte sentir que estás mal, acompañado de una mirada cargada de rabia, fastidio y puro celo. Puntualmente, fue mi preparación y el hecho de “arreglarme” para cualquier evento lo que suscitó en él un remolino de resentimiento. Ese odio reprimido desembocó en bofetadas, apretones en el cuello, violencias físicas que la parte racional se negaba a ver y aceptar. Como si rechazar la realidad pudiera sacarnos del túnel, pero sin tomas reales de conciencia y, por tanto, de posición, los pies permanecerán clavados en ese ambiente para siempre. Aceptar la verdad duele y lastima aún más saber que ciertas puñaladas pueden ser infligidas por quien profesaba amarnos infinitamente. Llegados a este punto, cuando el anestésico desaparece por completo y la violencia se muestra en toda su brutalidad, ya estás aislada, asustada y atrapada.
3. LA ILUSIÓN DEL “NO LO HARÉ NUNCA MÁS”
Después llega la fase más sutil de todas: Llora, te pide perdón, te jura desesperadamente que no volverá a suceder. El momento más difícil fueron sus comportamientos aparentemente inocentes, pero que, en realidad, buscaban desviar mi racionalidad hacia algo equivocado: aceptar la violencia. La cabeza grita que el príncipe azul de los primeros tiempos ya no existe, mientras el corazón intenta darle otra oportunidad, “la última” me repetía, pero la última siempre se convertía en la penúltima. La verdad es que no podemos salvar a quien no quiere ser salvado, pero, sobre todo, no podemos curar la herida de alguien mientras somos nosotros, al mismo tiempo, quienes sangramos.
4. DIGO BASTA
Su juego termina cuando pones fin a todo el tormento sufrido. Las lágrimas fingidas, junto con las promesas vacías, no eran más que manipulaciones y chantajes emocionales. Ya no hay espacio para el perdón, ya no hay espacio para las justificaciones, solo queda recoger cada fragmento de energía restante para enfrentar la pesadilla sin bajar más la mirada. La decisión más difícil resulta ser también la más liberadora de tu vida: ¡decir basta! Es desde ese preciso momento cuando dejas de sufrir y comienzas, finalmente, a luchar para salvarte.
5. NO ESTÁIS SOLAS: LA LEY EXISTE
No estamos solas. Nuestro ordenamiento prevé medidas ad hoc diseñadas para protegernos. Quiero usar mi voz hoy para destruir esta creencia: no es verdad que la ley no haga nada en estos casos. Se han dispuesto medidas cautelares coercitivas personales inmediatas. Todo comenzó con el arresto domiciliario, luego una prohibición de acercamiento y, finalmente, el alejamiento con la aplicación del brazalete electrónico. ¿Creen que esto no es nada? La justicia existe y los medios para salvarnos están ahí. Por eso les pido que no se queden en silencio, porque este es la victoria del autor de la violencia. Por lo tanto, denuncien, háganlo por ustedes mismas pero sobre todo por las generaciones futuras.
6. EL VELO DE OMERTÀ QUE ENVUELVE A LA SOCIEDAD
Hoy el problema no es solo quien lleva a cabo conductas violentas sino, también y sobre todo, quien APOYA y ALIMENTA estos brutales episodios. Hay quienes eligen no hablar, quienes minimizan, quienes esconden y señalan con el dedo a quien denuncia en lugar de a quien abusa. “Pero no debería haber denunciado por una bofetada” o “El asunto se podría haber resuelto en privado entre familias”. Piensen: esta pesadilla podría pasarles a sus hijas, nietas, hermanas. ¿Realmente querrían que enfrentaran ese infierno en silencio para no "crear escándalo"? NO SEAN CÓMPLICES (OMERTOSI): es un daño dirigido a ustedes mismos y a toda la comunidad y como ciudadanos italianos tenemos el deber de defender nuestra nación y entregar a la justicia cada acto contrario a nuestra constitución y a nuestras leyes.
¿Significa esto que la ley es infalible? Lamentablemente, el temor a que la justicia no cumpla con su deber siempre permanece; de lo contrario, hoy no oiríamos hablar tan a menudo de abusos, violaciones o feminicidios. Por ello, la tutela judicial debe estar respaldada por la educación en las escuelas, la sensibilización en las familias y, en la era más digital que nunca, también a través de las redes sociales.
No deseo añadir nada más, excepto un agradecimiento especial y afectuoso a Alessia Screnci: le agradezco la extraordinaria fuerza con la que eligió denunciar y haber encontrado el valor de dar voz a su experiencia. Créanme, nada de esto es sencillo ni obvio. El deseo es que estas palabras puedan infundir valor a cualquiera que se esté perdiendo en el silencio de la violencia. Nadie debería vivir nunca con miedo porque, como nos recuerda Isaac Asimov: 'La violencia es el último refugio de los incapaces'.
Glas nakon tišine: razbijanje straha
U tihom tkanju našeg društva, žene su oduvijek bile snaga, briga i otpor. One su glasovi koji obrazuju, ruke koje grade, srca koja podržavaju čitave generacije. Pa ipak, prečesto je upravo ta snaga povrijeđena, ignorisana, gažena. Govoriti o vrijednosti žene znači priznati njeno dostojanstvo, slobodu i pravo da postoji bez straha. To znači gledati dalje od brojeva i vijesti, vidjeti priče, prekinute snove, ali i — u slučajevima kada se uspije reagovati — hrabrost da se ponovo ustane. Ovo nije samo priča o jednoj djevojci, već o dragoj prijateljici i našoj kolegici s univerziteta koja je imala HRABROSTI da progovori. To je odraz stvarnosti koja se tiče svih nas. I to je, prije svega, poziv da ne ostanemo nijemi, da pravimo buku tamo gdje tišina više ne smije vladati. Jer nijedan oblik nasilja ne zaslužuje da bude skriven. A ponekad najveća hrabrost dolazi kasnije: kada se treba suočiti sa sudovima, mišljenjima i kritikama onih koji se osjećaju pozvanim da govore o životima drugih bez poznavanja istine.
Objasnila sam Alessiji — a sada i svima vama — da joj neću postavljati nikakva pitanja: ona će biti ta koja će, u punoj slobodi, ispričati svoju priču. Ovdje ćete pronaći sve što je napisala.
1. ZLATNA ZAMKA POČETKA
Početak naše veze imao je obećavajući početak, period sreće, leptirića u stomaku, iznenađenja, cvijeća, večera. Ukratko, karakteristični elementi svake normalne veze. Ali upravo tu se krije najveća opasnost: početna ljubav i pažnja nisu ništa drugo do anestetik koji koriste da ne osjetite bol onoga što će se dogoditi kasnije.
2. BUĐENJE IZ TRNULA
Prva nasilja su se uvukla u svakodnevicu s oprezom, postepeno se pretvarajući u "navike": tužan komentar da se osjećaš pogrešno, praćen pogledom punim bijesa, ljutnje i čiste ljubomore. Redovno je moje spremanje i dotjerivanje za bilo koji događaj izazivalo u njemu vrtlog ogorčenja. Taj potisnuti bijes prerastao je u šamare, stezanje oko vrata, fizičko nasilje koje je moj racionalni dio odbijao vidjeti i prihvatiti. Kao da nas odbijanje stvarnosti može izvući iz tunela, ali bez stvarne svjesnosti i, samim tim, zauzimanja stava, noge će zauvijek ostati prikovane za to okruženje. Prihvatiti istinu boli, a još više boli saznanje da takve udarce može nanijeti onaj ko se kleo u vječnu ljubav. Došavši do ove tačke, kada anestetik potpuno nestane i nasilje se pokaže u svoj svojoj brutalnosti, već si izolovana, uplašena i zarobljena.
3. ILUZIJA O "NIKADA VIŠE NEĆU TO URADITI"
Zatim dolazi najpodmuklija faza od svih: on plače, izvinjava se, očajnički ti se kune da se to nikada više neće ponoviti. Najteži trenutak bila su njegova prividno nevina ponašanja, koja su u stvarnosti pokušavala skrenuti moj razum prema nečem pogrešnom: prihvatanju nasilja. Glava vrišti da "princ na bijelom konju" iz prvih dana više ne postoji, dok srce pokušava dati mu još jednu priliku, "posljednju" ponavljala sam sebi, ali posljednja je uvijek postajala pretposljednja. Istina je da ne možemo spasiti onoga ko ne želi biti spašen, ali prije svega, ne možemo liječiti tuđu ranu dok i sami krvarimo u isto vrijeme.
4. KAŽEM DOSTA
Njegova igra završava kada staviš tačku na svu pretrpljenu patnju. Lažne suze, zajedno s praznim obećanjima, bile su ništa drugo do manipulacija i emocionalna ucjena. Više nema mjesta za opraštanje, nema više mjesta za opravdanja; preostaje samo sakupiti svaki preostali delić energije kako bi se košmaru pogledalo u lice bez obaranja pogleda. Najteža odluka se ispostavlja i kao najoslobađajuća u tvom životu: reći dosta! Upravo od tog trenutka prestaješ trpiti i konačno počneš da se boriš da spasiš sebe.
5. NISTE SAME: ZAKON POSTOJI
Nismo same. Naš pravni sistem predviđa ad hoc mjere dizajnirane da nas zaštite. Želim danas iskoristiti svoj glas da srušim ovo uvjerenje: nije istina da zakon ne čini ništa u ovim slučajevima. Određene su hitne lične mjere opreza. Sve je počelo kućnim pritvorom, zatim zabranom prilaska, i na kraju udaljavanjem uz primjenu elektronske narukvice. Mislite da to nije ništa? Pravda postoji i sredstva da se spasimo su tu. Zato vas molim da ne šutite, jer je šutnja pobjeda počinioca nasilja. Zato prijavite; uradite to zbog sebe, ali prije svega zbog budućih generacija.
6. VELO ŠUTNJE (OMERTÀ) KOJI OBMOTAVA DRUŠTVO
Danas problem nije samo onaj ko provodi nasilno ponašanje, već i, a prije svega, onaj ko PODRŽAVA i HRANI ove brutalne epizode. Postoje oni koji biraju da ne govore, oni koji minimiziraju, oni koji skrivaju i upiru prstom u onoga ko prijavljuje, a ne u onoga ko zlostavlja. "Ali nije trebala prijaviti zbog šamara" ili "Stvar se mogla riješiti privatno između porodica". Razmislite: ovaj košmar bi se mogao dogoditi vašim kćerkama, unukama, sestrama. Da li biste zaista željeli da se s tim paklom suoče u tišini kako ne bi "stvarale skandal"? NE BUDITE DIO ŠUTNJE (OMERTOSI): to je šteta nanesena vama samima i cijeloj zajednici, a kao građani Italije imamo dužnost braniti našu naciju i predati pravdi svaki pojedinačni čin suprotan našem ustavu i našim zakonima.
Da li to znači da je zakon nepogrešiv? Nažalost, strah da pravda neće obaviti svoju dužnost uvijek ostaje; inače danas ne bismo tako često slušali o zlostavljanju, silovanju ili femicidu. Zato pravosudna zaštita mora biti podržana obrazovanjem u školama, podizanjem svijesti u porodicama i u ovoj više nego ikada digitalnoj eri, također putem društvenih mreža.
Ne želim ništa više dodati, osim posebne i srdačne zahvalnosti Alessiji Screnci: zahvaljujem joj na izuzetnoj snazi kojom je odlučila da prijavi i što je pronašla hrabrost da da glas svom iskustvu. Vjerujte mi, ništa od ovoga nije jednostavno niti se podrazumijeva. Nada je da ove riječi mogu uliti hrabrost svakome ko se gubi u tišini nasilja. Niko ne bi trebao živjeti u strahu jer, kako nas podsjeća Isaac Asimov: 'Nasilje je posljednje utočište nesposobnih'.
Die Stimme nach dem Schweigen: Die Angst brechen
Im stillen Gefüge unserer Gesellschaft sind Frauen seit jeher Kraft, Fürsorge und Widerstand. Sie sind die Stimmen, die bilden, die Hände, die bauen, die Herzen, die ganze Generationen stützen. Doch allzu oft wird genau diese Kraft verletzt, ignoriert, missachtet. Über den Wert einer Frau zu sprechen bedeutet, ihre Würde, ihre Freiheit und ihr Recht auf ein Dasein ohne Angst anzuerkennen. Es bedeutet, über die Zahlen und Nachrichten hinausblicken, um die Geschichten zu sehen, die unterbrochenen Träume, aber auch — in den Fällen, in denen es gelingt zu reagieren — den Mut, wieder aufzustehen. Dies ist nicht nur die Geschichte eines Mädchens, sondern die einer lieben Freundin und einer Kommilitonin von uns, die den MUT hatte zu sprechen. Es ist das Spiegelbild einer Realität, die uns alle angeht. Und es ist auch und vor allem eine Aufforderung, nicht zu schweigen, Lärm zu machen, wo das Schweigen nicht länger herrschen darf. Denn jede Form von Gewalt verdient es nicht, versteckt zu werden. Und manchmal kommt der größte Mut erst danach: wenn man sich den Urteilen, Meinungen und Kritiken derer stellen muss, die sich das Recht herausnehmen, über das Leben anderer zu sprechen, ohne die Wahrheit zu kennen.
Ich habe Alessia erklärt – und nun auch euch allen –, dass ich ihr keine Fragen stellen werde: Sie wird sich in voller Freiheit selbst mitteilen. Hier findet ihr alles, was sie geschrieben hat.
1. DIE GOLDENE FALLE DES ANFANGS
Der Beginn unserer Beziehung hatte einen vielversprechenden Start, eine Zeit des Glücks, Schmetterlinge im Bauch, Überraschungen, Blumen, Abendessen. Kurz gesagt, charakteristische Elemente jeder normalen Beziehung. Aber genau dort verbirgt sich die größte Gefahr: Die anfängliche Liebe und Aufmerksamkeit sind nichts anderes als das Betäubungsmittel, das sie benutzen, damit man den Schmerz dessen, was später passieren wird, nicht spürt.
2. DAS ERWACHEN AUS DER BETÄUBUNG
Die ersten Gewalttaten schlichen sich mit vorsichtiger Miene in den Alltag ein und verwandelten sich schrittweise in „Gewohnheiten“: ein trauriger Kommentar, um dir das Gefühl zu geben, falsch zu sein, begleitet von einem Blick voller Wut, Ärger und purer Eifersucht. Pünktlich war es mein Vorbereiten und „Herausputzen“ für irgendein Ereignis, das in ihm einen Wirbelsturm von Ressentiments auslöste. Dieser unterdrückte Hass entlud sich in Ohrfeigen, Griffen an den Hals, körperlicher Gewalt, die der rationale Teil weigerte zu sehen und zu akzeptieren. Als ob die Ablehnung der Realität uns aus dem Tunnel ziehen könnte, aber ohne wirkliche Erkenntnis und damit Positionierung bleiben die Füße für immer in dieser Umgebung festgenagelt. Die Wahrheit zu akzeptieren tut weh, und es schmerzt noch mehr zu wissen, dass bestimmte Stiche von demjenigen zugefügt werden können, der vorgab, uns unendlich zu lieben. An diesem Punkt angelangt, wenn das Betäubungsmittel vollständig verfliegt und die Gewalt sich in ihrer ganzen Brutalität zeigt, bist du bereits isoliert, verängstigt und gefangen.
3. DIE ILLUSION DES „ICH WERDE ES NIE WIEDER TUN“
Danach kommt die hinterhältigste Phase von allen: Er weint, bittet dich um Entschuldigung, schwört dir verzweifelt, dass es nie wieder passieren wird. Der schwierigste Moment war sein scheinbar unschuldiges Verhalten, das in Wirklichkeit versuchte, meine Rationalität in Richtung von etwas Falschem zu führen: die Gewalt zu akzeptieren. Der Kopf schreit, dass der Märchenprinz der Anfangszeit nicht mehr existiert, während das Herz versucht, ihm eine weitere Chance zu geben, „die letzte“, wiederholte ich mir, aber die letzte wurde immer zur vorletzten. Die Wahrheit ist, dass wir niemanden retten können, der nicht gerettet werden will, aber vor allem können wir nicht die Wunde von jemandem heilen, während wir selbst gleichzeitig bluten.
4. ICH SAGE GENUG
Sein Spiel endet, wenn du all der erlittenen Qual ein Ende setzt. Die vorgetäuschten Tränen, zusammen mit leeren Versprechungen, waren nichts anderes als Manipulation und emotionale Erpressung. Es gibt keinen Platz mehr für Vergebung, keinen Platz mehr für Rechtfertigungen; es bleibt nur noch, jedes einzelne verbliebene Fragment an Energie zu sammeln, um dem Albtraum gegenüberzutreten, ohne den Blick zu senken. Die schwierigste Entscheidung erweist sich auch als die befreiendste deines Lebens: Genug zu sagen! Von genau diesem Moment an hörst du auf zu leiden und beginnst endlich zu kämpfen, um dich selbst zu retten.
5. IHR SEID NICHT ALLEIN: DAS GESETZ EXISTIERT
Wir sind nicht allein. Unsere Rechtsordnung sieht Ad-hoc-Maßnahmen vor, die zu unserem Schutz entwickelt wurden. Ich möchte heute meine Stimme nutzen, um diesen Glauben zu zerstören: Es stimmt nicht, dass das Gesetz in diesen Fällen nichts tut. Es wurden sofortige persönliche Zwangsmaßnahmen angeordnet. Alles begann mit Hausarrest, dann ein Annäherungsverbot und schließlich die Entfernung mit der Anwendung der elektronischen Fußfessel. Glaubt ihr, das sei nichts? Die Justiz existiert und die Mittel, um uns zu retten, sind da. Deshalb bitte ich euch, nicht zu schweigen, denn Schweigen ist der Sieg des Täters. Also erstattet Anzeige; tut es für euch selbst, aber vor allem für zukünftige Generationen.
6. DER SCHLEIER DES SCHWEIGENS (OMERTÀ), DER DIE GESELLSCHAFT EINHÜLLT
Heute ist das Problem nicht nur derjenige, der gewalttätiges Verhalten ausübt, sondern auch und vor allem derjenige, der diese brutalen Episoden UNTERSTÜTZT und NÄHRT. Es gibt diejenigen, die sich entscheiden, nicht zu sprechen, diejenigen, die minimieren, diejenigen, die verstecken und mit dem Finger auf diejenigen zeigen, die Anzeige erstatten, anstatt auf diejenigen, die missbrauchen. „Aber sie hätte wegen einer Ohrfeige nicht anzeigen sollen“ oder „Die Angelegenheit hätte privat zwischen den Familien gelöst werden können“. Denkt nach: Dieser Albtraum könnte euren Töchtern, Enkeltöchtern, Schwestern passieren. Würdet ihr wirklich wollen, dass sie dieser Hölle schweigend gegenübertreten, um keinen „Skandal zu erzeugen“? SEID NICHT TEIL DES SCHWEIGENS (OMERTOSI): Es ist ein Schaden, der gegen euch selbst und die gesamte Gemeinschaft gerichtet ist, und als italienische Staatsbürger haben wir die Pflicht, unsere Nation zu verteidigen und jede einzelne Tat, die gegen unsere Verfassung und unsere Gesetze verstößt, vor Gericht zu bringen.
Bedeutet das, dass das Gesetz unfehlbar ist? Leider bleibt die Angst, dass die Justiz ihre Pflicht nicht erfüllt, immer bestehen; sonst würden wir heute nicht so oft von Missbrauch, Vergewaltigung oder Femizid hören. Deshalb muss der gerichtliche Schutz durch Bildung in Schulen, Sensibilisierung in den Familien und in dieser digitaleren Ära denn je auch über soziale Medien unterstützt werden.
Ich möchte dem nichts weiter hinzufügen, außer einem besonderen und herzlichen Dank an Alessia Screnci: Ich danke ihr für die außergewöhnliche Kraft, mit der sie sich für die Anzeige entschieden hat, und dafür, dass sie den Mut gefunden hat, ihrer Erfahrung eine Stimme zu geben. Glaubt mir, nichts davon ist einfach oder selbstverständlich. Die Hoffnung ist, dass diese Worte jedem Mut einflößen können, der sich in der Stille der Gewalt verliert. Niemand sollte jemals in Angst leben, denn wie uns Isaac Asimov erinnert: 'Gewalt ist das letzte Rückzugsgebiet der Unfähigen'.
La voix après le silence : briser la peur
Dans la trame silencieuse de notre société, les femmes ont toujours été force, soin et résistance. Elles sont les voix qui éduquent, les mains qui construisent, les cœurs qui soutiennent des générations entières. Pourtant, trop souvent, cette force même est blessée, ignorée, violée. Parler de la valeur d'une femme signifie reconnaître sa dignité, sa liberté et son droit d'exister sans crainte. Cela signifie regarder au-delà des chiffres et des nouvelles, pour voir les histoires, les rêves interrompus, mais aussi — dans les cas où l'on parvient à réagir — le courage de se relever. Ce n'est pas seulement l'histoire d'une fille, mais celle d'une chère amie et d'une de nos collègues d'université qui a eu le COURAGE de parler. C'est le reflet d'une réalité qui nous concerne tous. Et c'est aussi, et surtout, une invitation à ne pas rester silencieux, à faire du bruit là où le silence ne doit plus prévaloir. Car aucune forme de violence ne mérite d'être cachée. Et, parfois, le plus grand courage vient après : quand il faut affronter les jugements, les opinions et les critiques de ceux qui se sentent le droit de parler de la vie des autres sans connaître la vérité.
J'ai expliqué à Alessia — et maintenant à vous tous aussi — que je ne lui poserai aucune question : c'est elle qui, en toute liberté, se racontera. Vous trouverez ici tout ce qu'elle a écrit.
1. LE PIÈGE DORÉ DU DÉBUT
Le début de notre relation a connu un démarrage prometteur, une période de bonheur, des papillons dans le ventre, des surprises, des fleurs, des dîners. Bref, des éléments caractéristiques de toute relation normale. Mais c'est précisément là que se cache le plus grand danger : l'amour et les attentions initiales ne sont rien d'autre que l'anesthésique qu'ils utilisent pour ne pas vous faire ressentir la douleur de ce qui se passera après.
2. LE RÉVEIL DE LA TORPEUR
Les premières violences se sont glissées dans le quotidien avec circonspection, se transformant progressivement en « habitudes » : un commentaire triste pour vous faire sentir inadéquate, accompagné d'un regard hérissé de colère, d'agacement et de pure jalousie. Invariablement, c'était ma préparation et mon fait de me « pomponner » pour n'importe quel événement qui suscitait en lui un tourbillon de ressentiment. Cette haine réprimée a éclaté en gifles, pressions au cou, violences physiques que la partie rationnelle refusait de voir et d'accepter. Comme si refuser la réalité pouvait nous sortir du tunnel, mais sans réelle prise de conscience et, par conséquent, de position, les pieds resteront cloués dans cet environnement pour toujours. Accepter la vérité fait mal et il est encore plus douloureux de savoir que certains coups de poignard peuvent être infligés par celui qui prétendait nous aimer infiniment. Arrivée à ce point, quand l'anesthésique s'estompe complètement et que la violence se montre dans toute sa brutalité, vous êtes déjà isolée, effrayée et piégée.
3. L'ILLUSION DU « JE NE LE FERAI PLUS JAMAIS »
Après vient la phase la plus sournoise de toutes : Il pleure, il demande pardon, il vous jure désespérément que cela n'arrivera plus jamais. Le moment le plus difficile a été ses comportements apparemment innocents, mais qui, en réalité, cherchaient à détourner ma rationalité vers quelque chose de mal : accepter la violence. La tête hurle que le prince charmant des débuts n'existe plus, tandis que le cœur essaie de lui donner une autre chance, « la dernière » me répétais-je, mais la dernière devenait toujours l'avant-dernière. La vérité est que nous ne pouvons pas sauver ceux qui ne veulent pas être sauvés, mais surtout, nous ne pouvons pas soigner la blessure de quelqu'un alors que nous saignons nous-mêmes en même temps.
4. JE DIS STOP
Son jeu se termine quand vous mettez un point final à tout le calvaire subi. Les fausses larmes, associées à des promesses vides, n'étaient rien d'autre que des manipulations et des chantages émotionnels. Il n'y a plus de place pour le pardon, plus de place pour les justifications ; il ne reste qu'à rassembler chaque fragment d'énergie restant pour affronter le cauchemar sans plus baisser le regard. La décision la plus difficile s'avère aussi la plus libératrice de votre vie : dire stop ! C'est à partir de ce moment précis que vous cessez de subir et que vous commencez, enfin, à lutter pour vous sauver.
5. VOUS N'ÊTES PAS SEULES : LA LOI EXISTE
Nous ne sommes pas seules. Notre système juridique prévoit des mesures ad hoc conçues pour nous protéger. Je veux utiliser ma voix aujourd'hui pour détruire cette conviction : il n'est pas vrai que la loi ne fait rien dans ces cas-là. Des mesures conservatoires coercitives personnelles immédiates ont été ordonnées. Tout a commencé par une assignation à résidence, puis une interdiction d'approcher, et enfin un éloignement avec l'application du bracelet électronique. Vous pensez que ce n'est rien ? La justice existe et les moyens de nous sauver sont là. C'est pourquoi je vous demande de ne pas rester silencieuses, car le silence est la victoire de l'auteur de la violence. Alors dénoncez ; faites-le pour vous-mêmes mais surtout pour les générations futures.
6. LE VOILE D'OMERTÀ QUI ENVELOPPE LA SOCIÉTÉ
Aujourd'hui, le problème n'est pas seulement celui qui met en acte des comportements violents mais aussi, et surtout, celui qui SOUTIENT et ALIMENTE ces épisodes brutaux. Il y a ceux qui choisissent de ne pas parler, ceux qui minimisent, ceux qui cachent et pointent du doigt ceux qui dénoncent plutôt que ceux qui abusent. « Mais elle n'aurait pas dû dénoncer pour une gifle » ou « L'affaire aurait pu se régler en privé entre familles ». Réfléchissez : ce cauchemar pourrait arriver à vos filles, petites-filles, sœurs. Voudriez-vous vraiment qu'elles affrontent cet enfer en silence pour ne pas « créer de scandale » ? NE SOYEZ PAS COMPLICES (OMERTOSI) : c'est un dommage dirigé contre vous-mêmes et toute la communauté et en tant que citoyens italiens, nous avons le devoir de défendre notre nation et de livrer à la justice chaque acte contraire à notre constitution et à nos lois.
Cela signifie-t-il que la loi soit infaillible ? Malheureusement, la crainte que la justice ne fasse pas son devoir demeure toujours ; sinon, nous n'entendrions pas parler si souvent d'abus, de viols ou de féminicides aujourd'hui. C'est pourquoi la protection judiciaire doit être soutenue par l'éducation dans les écoles, la sensibilisation au sein des familles et, dans l'ère plus numérique que jamais, également à travers les réseaux sociaux.
Je ne souhaite rien ajouter d'autre, si ce n'est un remerciement spécial et affectueux à Alessia Screnci : je la remercie pour la force extraordinaire avec laquelle elle a choisi de dénoncer et d'avoir trouvé le courage de donner une voix à son expérience. Croyez-moi, rien de tout cela n'est simple ou évident. Le souhait est que ces paroles puissent insuffler du courage à quiconque se perd dans le silence de la violence. Personne ne devrait jamais vivre dans la peur car, comme nous le rappelle Isaac Asimov : 'La violence est le dernier refuge des incapables'.
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