Kandinskij: il direttore d’orchestra dei colori







In occasione del World Kids Colouring Day, evento istituito nel 2008 per promuovere l'uso dei colori nell'espressione delle emozioni, la creatività e l'inclusione, vogliamo ricordare un artista la cui arte è stata un caleidoscopio di colori e mescolanze cromatiche. 

La figura di Vasilij Kandinskij è importante per soffermarsi sul ruolo del colore come mezzo per comunicare e trasmettere le emozioni e, in alcuni casi, per promuovere valori significativi per la società. 




Vassilij Kandinskij ha sin da piccolo una personalità molto ricettiva nei confronti del bello. Crescendo con la zia che lo accosta allo studio della musica e all'arte, si avvicina ben presto a questo mondo.

“Da grande” si appassiona alle opere di Richard Wagner e a quelle Arnold Schönberg, il quale gli ispira la creazione di una importante opera dal titolo Impressione III (concerto) del 1911 e con cui si metterà in contatto.

La sua “necessità interiore”, quella energia creativa che descrive nei suoi saggi, dà vita, con i colleghi del Der blaue reiter, a una nuova tipologia di arte, che si distacca dal paradigma materialista per trascendere la realtà e, mediante lo stratagemma delle forme astratte, comunicare direttamente con il mondo dei sentimenti.

L’ “epifania” che gli apre gli occhi è la vista dei Covoni di Monet in una mostra a Mosca nel 1895, quando ancora da studente di legge resta folgorato da quella immagine, all'inizio incompresa, attraverso la quale la pittura gli si manifesta “in tutta la sua fantasia e in tutto il suo incanto", segnando il primo momento di distacco dal verismo russo, che lo avrebbe portato a diventare il grande pittore astrattista che lo ha reso celebre.

Con l’arte di Kandinskij si verifica un forte allontanamento dalla pittura tradizionale, infatti nel 1909 aderì alla “Nuova Associazione degli Artisti di Monaco” a partire dalla quale si dissocia dall’ impressionismo perché poco incline all’apertura delle nuove prospettive moderne. 

La sua arte viene teorizzata in diversi scritti come: “Lo spirituale nell'arte”; prima opera dedicata alla trattazione dei canoni dell’Astrattismo. 

Nel 1911 fonda il gruppo “Cavaliere Azzurro” a cui presero parte importanti artisti del tempo come Alfred Kubin e Paul Klee e al suo interno si approfondirono vari ambiti di ricerca delle dimensioni poliedriche dell’arte. 

Con lo scoppio del primo conflitto mondiale lasciò Monaco e fece ritorno a Mosca ove, successivamente, visse l’esperienza della Rivoluzione Russa e il suo stile artistico, fortemente geometrico, fu influenzato dal Suprematismo russo. Negli anni venti del ‘900 fece ritorno in Germania dove si dedicò a diversi scritti sull’arte come: “Punto, Linea e superficie”, destinato a rimanere uno dei capisaldi dell’Astrattismo e dell’Arte moderna. 

Con l’ascesa del Nazismo si rifugiò in Francia e dedicó i suoi ultimi giorni alla pittura e all’arte, qui costellata da forme biomorfe, simili a cellule. 

La sua carriera rimase una delle più affascinanti della storia dell’arte. 



L’Astrattismo:


Con Kandinskij occorre indagare la corrente artistica dell’Astrattismo anche in ragione del fatto che egli si considera, tendenzialmente, uno dei massimi esponenti! 

Questa corrente si sviluppò in varie parti dell’Europa a partire dai primi anni del 1900 e ben presto si affermò come movimento artistico di rilievo internazionale. Nonostante diverse teorie tendono ad identificare il promotore in Francis Picabia, la figura di Kandinskij, con la sua arte, è stata fondamentale nella formulazione e nella diffusione di questo nuovo “modo di concepire l’arte”. 

Come per le diverse correnti che si sono susseguite nel tempo, anche l’Astrattismo risente notevolmente delle vicende storiche e delle tendenze artistiche precedenti. Un’influenza decisiva è stata l’arte di Gauguin che aveva messo il colore al centro della tela ma anche di Matisse e i Fauves. Ma soprattutto Cezanne pose le premesse con la sua interpretazione della natura attraverso scomposizioni geometriche delle forme della realtà. 

Su queste basi, Kandinskij e altri rappresentanti della corrente hanno sviluppato un Astrattismo lirico e spiritualistico. 

Gli acquerelli degli astrattisti abbandonano soggetti immediatamente riconoscibili perché non intendono simulare un soggetto della realtà bensì realizzare una realtà nuova, infatti, nelle loro opere vi è un abbondante utilizzo di forme, perlopiù irregolari, e linee e i colori sono usati non in aderenza alla realtà ma per la loro capacità espressiva.

Diversi pittori, come lo stesso Kandinskij, sostenevano che l’arte dovesse parlare all’anima senza alcuna intermediazione con il reale, a questa visione è ascrivibile al filone lirico e spiritualistico ove prevalgono forme libere e irregolari, espressione dell’istinto e della dimensione più “pura”. 

A confermare tale libertà nelle forme subentrano, ben presto, gli stessi titoli delle opere, spesso volutamente indefiniti per consentire la libera interpretazione dello spettatore. 



Il colore in Kandinskij:


Kandiskij elabora lentamente lo stile che lo rende riconoscibile oggi, fin quando, nel 1910, matura nella “Improvvisazione”, la sua opera che presenta per la prima volta le forme astratte, caratteristiche di un linguaggio che non viene relegato entro li contorni delle sue raffigurazioni pittoriche, ma diventa il punto focale di una tesi che l’artista elabora in una serie di trattati “filosofici”.

Per Kandinskij, “Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima.” Le sue opere, denominate “Impressioni”, “Improvvisazioni” e “Composizioni”, richiamano direttamente quelle sensazioni.

Egli irrompe sulla scena artistica del suo tempo portando un innovativo approccio sinestetico all’arte figurativa, secondo il quale ognuno dei colori per i quali ci sono infinite combinazioni e infiniti effetti, è percepito dalla vista, ma non solo, poiché la vista stessa è “collegata non solo col gusto, ma con tutti gli altri sensi”.

Per fare un esempio di queste interazioni sensoriali, l’arancione per l’artista è come un uomo sicuro della sua forza e dall’aspetto sano e ha un suono che ricorda quello di una “campana che invita all’Angelus” o di un contralto o di una viola che esegue un largo. Tutti gli altri colori tracciano linee di collegamento con la psiche umana e il mondo dei suoni che ancora oggi si riverberano quotidianamente nella nostra percezione delle cose: in Kandinskij, il giallo esprime calore, mentre il verde è il colore più calmo di tutti, quello fondamentale dell’estate, quando la natura si immerge in una quiete appagata.

Kandinskij “sente e trasmette la forza emotiva del colore”, per Vittorio Sgarbi. L’artista si muove e vive nel dipinto, come dice in prima persona in uno dei suoi scritti.

La sua percezione dell’arte, appalesata dalle forme da egli rappresentate, sempre sensibili a tante possibili letture, in base alle combinazioni in cui si trovano con altrettante forme, ci rende capaci di superare la superficialità dell’arte, giungendo alla sua pura essenza.



Scritto da Aurelia Mangone e Chiara Navarra


Posta un commento

0 Commenti