Scritto da Giuseppe Agostino
Tra mare, colline e montagne, questo itinerario da Locri a Gerace e Mammola attraversa secoli di storia e paesaggi straordinari, offrendo un viaggio nel cuore più autentico della Calabria.
Affacciato sullo Ionio, a pochi chilometri dall’attuale Locri, sorge il Parco Archeologico di Locri Epizefiri, custode di oltre quattro millenni di storia. Tra resti di mura, teatri, santuari e abitazioni prende forma l’antica città fondata tra l’VIII e il VII secolo a.C. da coloni greci provenienti dalla Locride. Le rovine testimoniano la prosperità della polis e si fondono con la bellezza del paesaggio. Secondo la tradizione, proprio qui nacque uno dei primi codici di leggi scritte d’Europa, attribuito al legislatore Zaleuco. La città era protetta da una cinta muraria lunga circa sette chilometri, ancora visibile in diversi tratti. All’esterno si estendevano le necropoli, mentre molte delle aree sacre erano collocate nei pressi delle mura. All’interno della città si trovavano invece importanti santuari di età arcaica e gli edifici pubblici che animavano la vita della comunità. Tra i monumenti più suggestivi spicca il teatro, costruito nel IV secolo a.C. e profondamente rimaneggiato in epoca romana. In età greca non ospitava soltanto rappresentazioni teatrali, ma anche assemblee pubbliche, segno del forte legame tra cultura e vita civica. Non lontano emergono i resti del tempio della contrada Marasà, l’unico tempio ionico conosciuto della Magna Grecia: le sue colonne, un tempo alte fino a dodici metri, dominavano l’area sacra; oggi rimangono il basamento e parte di una colonna risalente al 480 a.C. Il Parco ospita inoltre due importanti spazi espositivi. Il Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, che conserva alcuni dei reperti più preziosi degli scavi, tra cui la raffinata arula votiva del 460 a.C. con la Nike alata che incorona l’atleta vincitore. Il Complesso museale Casino Macrì raccoglie invece testimonianze dell’età romana e tardo-antica. Particolarmente suggestiva è la narrazione del culto femminile legato al santuario di Persefone, documentato dai celebri pinakes in terracotta che raccontano il mito di Kore e il suo rapimento da parte di Ade. Conclusa la visita al parco archeologico, vale infine la pena rientrare in città per scoprire il Museo del Territorio di Palazzo Nieddu del Rio, dove i reperti raccontano la storia della Locride dalle epoche più antiche fino all’età ellenistica.
Lasciata Locri, il viaggio prosegue lungo la Costa dei Gelsomini risalendo la collina fino a raggiungere Gerace, uno dei borghi più affascinanti del Mezzogiorno. Il paese è una vera e propria terrazza sul mare e si raggiunge attraversando un’antica porta nelle mura: Porta della Varvara, che introduce immediatamente nel quartiere delle antiche botteghe dei vasai. Da qui il percorso si snoda tra vicoli silenziosi e scorci pittoreschi fino al quartiere sommitale, in parte scavato nella roccia. Il cuore del borgo è Piazza della Repubblica, dove si affaccia la Chiesa di Santa Maria del Mastro, nei pressi di Palazzo del Balzo. Poco oltre si apre la Piana, che ospita il Convento dei Cappuccini del 1534 e il Convento dei Minori Osservanti del 1612, non lontano dalla suggestiva Chiesa di Santa Maria di Monserrato, di origine bizantina. Attraversando il Borghetto si raggiunge la Chiesa di San Martino, una delle più antiche del paese, ricostruita dopo il terremoto del 1783. Da qui, lungo Via Roma, si arriva al Belvedere Bombarde, punto panoramico dal quale lo sguardo spazia sulla costa ionica. Il cuore monumentale del borgo si raggiunge passando dalla Porta del Sole e da Piazza del Tocco fino a Piazza Tribuna, dominata dalla maestosa Cattedrale di Gerace. Consacrata nel 1045 e costruita in stile romanico-normanno, la cattedrale è uno dei più importanti edifici sacri della Calabria: sorge in parte sulla roccia e in parte sopra una cripta a croce greca risalente all’VIII secolo. Proseguendo lungo le strade del centro si incontrano altri edifici religiosi di grande fascino, come la chiesa del Sacro Cuore, il convento gotico di San Francesco d’Assisi e la chiesa greco-ortodossa di San Giovannello. Risalendo ancora si raggiungono i resti del castello normanno dell’XI secolo e l’ampio spiazzo del Baglio, dove un tempo la popolazione si radunava in caso di pericolo. La passeggiata tra le strade del borgo invita a camminare con lo sguardo rivolto verso l’alto, per scoprire bifore medievali e altri dettagli architettonici che raccontano secoli di storia. In estate, durante l’ultima settimana di luglio, il centro storico si anima con il Festival Internazionale degli Artisti di Strada, che trasforma Gerace in un palcoscenico di musica, teatro e spettacoli.
L’itinerario prosegue infine verso Mammola, borgo sospeso tra mare e montagna, tra i boschi delle Serre Calabresi e i paesaggi dell’Aspromonte. Fondata nel IV secolo a.C. sui resti dell’antica città greca di Malèa, Mammola conserva un centro storico di impianto medievale fatto di vicoli tortuosi, piccole piazze e palazzi nobiliari che raccontano epoche diverse. Le architetture mescolano elementi medievali, influenze moresche e decorazioni del barocco calabrese, creando un insieme armonioso e suggestivo. Numerose sono le chiese che punteggiano il borgo: dalla Chiesa Matrice con le sue tre navate alla Grangia di San Biagio, fino alla barocca Chiesa dell’Annunziata e alla Chiesa di San Filippo Neri, impreziosita da opere di scuola caravaggesca. Il legame con la spiritualità culmina nel Santuario di San Nicodemo, situato a circa settecento metri di altitudine sull’altopiano di Limina, meta ogni anno di un sentito pellegrinaggio. Da qui passa anche il suggestivo “Sentiero dei Greci”, antico percorso utilizzato dai colonizzatori ellenici per collegare le coste ioniche e tirreniche evitando lo stretto di Messina. Oggi è un itinerario molto apprezzato dagli amanti del trekking per i suoi panorami e per i borghi abbandonati che si incontrano lungo il cammino. Più a valle si trova il Parco Museo Santa Barbara (MuSaBa), fondato nel 1986 dall’artista Nik Spatari e da Hiske Maas. Sorto nell’antico complesso monastico di Santa Barbara, il museo-laboratorio unisce arte contemporanea, natura e archeologia in un grande spazio all’aperto fatto di giardini, uliveti e installazioni artistiche, diventando un luogo di incontro per artisti e visitatori provenienti da tutto il mondo. Mammola è anche conosciuta come città del pesce stocco, simbolo di una tradizione gastronomica profondamente radicata, celebrata nelle numerose sagre che durante l’anno animano il borgo con sapori, musica e convivialità.



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